Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

Maxi-rapina: mancano i braccialetti elettronici e così resta in carcere

Il Riesame non concede sconti al 26enne di Carmiano accusato di aver messo a segno con un complice un colpo in gioielleria a Bologna

BOLOGNA - Avrebbe ottenuto i domiciliari a condizione di indossare il braccialetto elettronico per essere controllato a distanza. Ma i dispositivi non sono disponibili e resterà in carcere. E' questa la decisione messa nero su bianco dal tribunale del Riesame di Bologna nell'ordinanza con la quale ha negato al 26enne di Carmiano Alessio De Mitri la possibilità di ritornare a casa.

Per il collegio (composto dal presidente Grazia Nart, e dai giudici Rocco Criscuolo e Silvia Migliori) al quale si era rivolto l'avvocato Cosimo D'Agostino, sono gravi gli indizi di colpevolezza e il rischio di reiterazione del reato per concedere sconti al giovane finito dietro le sbarre un mese fa con l'accusa di aver rapinato, il 4 dicembre scorso, insieme al compaesano Alex Spedicato, di 23 anni, la gioielleria “Govoni” a Minerbio, in provincia di Bologna.

Secondo i giudici, il modo in cui è stato pianificato il delitto e il fatto che De Mitri non abbia collaborato con gli inquirenti consentendo di recuperare il bottino da 300mila euro, non lascia presagire nulla di buono. E' quanto si legge a pagina 9 dell'ordinanza: “Il quadro di personalità innanzi descritto non consente di effettuare un giudizio prognostico positivo riguardo alla capacità dell'inquisito di auto-custodirsi in quanto costui ha ampiamente dato dimostrazione dell'intensità delle spinte criminose che lo determinano ad agire e che sicuramente sarebbero soverchianti rispetto all'eventuale ritrosia a non rispettare le prescrizioni connesse alla cautela domestica, ove gli si presentassero altre opportunità di guadagno illecito tali da giustificare anche la scelta di assumersi il rischio di un aggravamento del trattamento cautelare”.

Alessio Demitri-2-2-2Per questo, il Tribunale della Libertà era disposto a concedergli i domiciliari sì, ma solo con il braccialetto elettronico, proprio come aveva chiesto l'avvocato difensore. Da una verifica eseguita nei giorni scorsi, però, lo strumento di controllo non è disponibile e d'altra parte, per i giudici, in linea a quanto ha già sostenuto sul punto la Corte di Cassazione “non può pretendersi che lo Stato predisponga un numero indeterminato di braccialetti elettronici, pari al numero dei detenuti per i quali può essere utilizzato, essendo le disponibilità finanziarie dell'Amministrazione necessariamente limitate, come sono limitate tutte le strutture (carcerarie, sanitarie, scolastiche, etc.) e tutte le prestazioni pubbliche offerte ai cittadini, senza che ciò determini alcuna violazione del principio di eguaglianza e degli altri diritti costituzionalmente tutelati)”.

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