Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Non versano imposte per 2 milioni di euro: sequestrato patrimonio della "Meltin' Pot"

Il provvedimento nei confronti del rappresentante della nota azienda di abbigliamento di Matino: i finanzieri della compagnia di Gallipoli hanno rilevato reati fiscali e denunciato il patron

Un momento della conferenza stampa (Antonio Quarta)

MATINO – I jeans che producono "non fanno una piega", i loro conti sì. E' per questo motivo che  l’impero patrimoniale della “Meltin' Pot” di  Matino è finito sotto sequestro e il rappresentante legale e patron della società per azioni, Cosimo Damiano Romano di 74 anni,  è ora indagato in stato di libertà. I finanzieri della compagnia di Gallipoli, assieme ai colleghi di Lecce, hanno eseguito il provvedimento “per equivalente” per alcuni reati tributari commessi dalla nota azienda di abbigliamento nel 2013. A causa di imposte non versate alle casse dello Stato, infatti, 8 conti correnti per un totale di 367mila euro, 7 immobili per uso abitativo tra Matino, Parabita e Gallipoli e 3 capannoni utilizzati come magazzini, sempre a Matino, sono ora sottoposti a sequestro preventivo. L’ammontare dell’importo si aggira attorno ai 2 milioni di euro: la somma equivalente alle ritenute e all’Iva non versata.

La misura è scattata nella giornata di ieri, su disposizione del gip del Tribunale di Lecce, Alcide Maritati, e richiesta del sostituto procuratore Francesca Miglietta. Lattività diindagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Lecce è durata circa un anno. E’ partita a seguito di una segnalazione da parte dell’Agenzia delle entrate, e dopo verifiche effettuate attraverso banche dati. Dai sistemi, infatti, è emerso che la società per la produzione di jeans e capi d’abbigliamento, nota in tutta Italia, avrebbe omesso il versamento delle imposte per circa 678mila euro. Cifra a cui si somma anche quella dell’Iva non versata, per 1,4 milioni di euro.FullSizeRender-34-23

I militari delle fiamme gialle di Gallipoli, coordinati dal capitano Francesco Mazza, hanno accertato che nonostante fosse stato notificato l’avviso di pagamento al rappresentante legale della società, non era ancora stato versato alcun importo.  Nessuna pagamento, neppure parziale.  La riscossione coercitiva delle somme sottratte alle casse dello Stato è cominciata dunque dal patrimonio.

Gli uomini della guardia di finanza hanno individuato, presso i vari istituti di credito ed intermediari finanziari, i conti correnti, i certificati di deposito ed i fondi di investimento societari. L’accesso al sistema telematico “Sister”, inoltre, ha consentito di rintracciare i beni immobili di proprietà della società e del suo rappresentante legale con i relativi estremi catastali. Il rappresentante legale, denunciato, dovrà ora rispondere di omesso versamento delle ritenute certificate e dell’Iva, in riferimento all’anno di imposta del 2013.

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