Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Maxi truffa all'Inps, trenta condanne nel secondo troncone di "Caronte"

L’indagine fu condotta dalla compagnia di Gallipoli della guardia di finanza che scoprì l'epicentro di tutto nella zona di Casarano. Diverse anche le assoluzioni o le accuse cadute in prescrizione. Fra i principali imputati anche ex dirigenti dell'istituto previdenziale e sindacalisti

LECCE – Cinque pagine di dispositivo per chiudere il secondo troncone di una delle più grosse inchieste mai nate nel Salento (oltre 150 li indagati iniziali) per una colossale truffa all’Inps. Un’indagine condotta dalla compagnia di Gallipoli della guardia di finanza che scoprì l'epicentro di tutto nella zona di Casarano. Trenta le condanne arrivate ieri, in tarda serata.

L’inchiesta, ribattezzata “Caronte”, avviata dal pubblico ministero Marco D’Agostino e in seguito ereditata dal procuratore aggiunto Ennio Cillo, aveva già visto diversi patteggiamenti nell’estate del 2009. Le indagini accertarono che uno studio di consulenza del lavoro aveva messo in piedi un meccanismo che negli anni aveva fruttato ai promotori e altri soggetti ruotanti attorno all’affare, 1 milione e 750mila euro, denaro “sfilato” all'Inps di Lecce, passando per la sede distaccata dell'istituto previdenziale di Casarano. 

Diverse le imprese coinvolte in un meccanismo semplice e nello stesso tempo efficace, che prevedeva la fittizia assunzione di lavoratori, con la percezione di contributi assistenziali e previdenziali, e, in vari casi, anche con l’ingresso illegale in Italia di centinaia di extracomunitari. 

Ieri al cospetto della prima sezione penale (presidente Stefano Sernia) si è decisa la sorte di chi, nel processo che n’è scaturito (fra le accuse a vario titolo, truffa e falso), ha scelto il rito ordinario. Carmine Micocci e Biagio Maria Costantino, già funzionari dell’Inps, sono stati condannati rispettivamente a quattro anni e otto mesi e cinque anni e due mesi di reclusione. Per entrambi, interdizione per cinque anni dai pubblici uffici. Per Costantino anche una multa di 16mila euro.

Pena di tre anni e due mesi per il sindacalista Antonio Riccardo. Due anni e 700 euro di multa per Emilio Francesco Del Genio. Antonio Martignano ha ricevuto due anni e due mesi. Oronzo Ippazio De Marco e  Ippazio Serravezza, a due anni e sei mesi e mille euro di multa ciascuno.

Ancora: Addolorata Ruggeri e Luigia Ruggeri, condanne a un anno e quattro mesi e 450 euro di multa.

Pierina Vantaggiato, Marco Leonardo Rausa, Cosimo Massaro, Lucia Coluccello, Rosa Maria Massaro, Corrado Rausa, Antonio Sergio Casto, Rita Legittimo, Germana Martucci, Roberta Mazzeo e Santa Perrone, tutti condannati a un anno e due mesi e 350 euro di multa ciascuno.

Ottavio Leggio, invece, dovrà scontare tre anni e tre mesi e pagare 1500 euro di multa. Mirko Piero Leggio, tre anni e 1000 euro. Alessandra Gabrieli, un anno e dieci mesi e 600 euro. Antonio Ciardo, un anno e quattro mesi e 350 euro. Luigi Sergi, Pasquale Schirinzi ed Enrico Garofalo hanno subito una pena cinque anni e sei mesi e 25mila euro di multa e sono stati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici.

I tunisini Mohamed Kholba, Habib Belgacem e Abdessalem Abdelfattah Ben, infine, sono stati condannati a cinque anni e al pagamento di 25mila euro. Anche per loro, interdizione perpetua dai pubblici uffici. In alcuni casi sono intervenute prescrizioni, ma anche assoluzioni, per alcuni reati per i quali gli stessi erano imputati.

Assolti, invece, Luigi Michele Dorelli, Anna De Masi, Albano Vantaggiato, Serena Stefano, Dolores Persico, Mansueto Scarcella, Maurizio Placì, Antonio Campoverde, Salvatore Palese, Massimo Villa, Hile Pepaj. Sette altre persone, infine, rischiano l’accusa di falsa testimonianza. Gli atti sono stati inviati alla Procura.  Le motivazioni della sentenza entro novanta giorni.

Nel collegio difensivo, fra i vari avvocati, Tommaso Sfeanizzo, Andrea Sambati, Roberto Pascariello, Anna Grazia Maraschio, Luigi Corvaglia, Luigi Leonardo Covella, Amilcare Tana, Donato Mellone, Francesco Fasano.    

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