Finti braccianti agricoli, maxi truffa da 690mila euro all’Inps: un centinaio di denunce

Una operazione è stata condotta dai carabinieri del Nil di Lecce all'interno di un'azienda agricola di Copertino: due terzi dei braccianti assunti non avevano neppure mai visto le campagne. I militari hanno smantellato un sistema illegale che è proseguito dal 2008 fino al 2014

@TM News/Infophoto

COPERTINO  - Risultavano come braccianti agricoli ma, molti di loro, non avevano neppure mai messo piede in campagna. Un’altra maxi truffa ai danni dell’Inps per un importo di 691mila euro per rapporti di lavoro fittizi nel settore dell’agricoltura. I carabinieri del Nil di Lecce, coordinati dalla Direzione territoriale del lavoro, hanno denunciato 93 individui, ritenuti responsabili di truffa aggravata ai danni dell’ente di previdenza leccese.

Avrebbero costituito artificiosamente rapporti di lavoro per conseguire indebitamente il diritto a prestazioni previdenziali ed assistenziali come l’indennità di disoccupazione agricola, di maternità, di malattia e assegni per il nucleo familiare, e per ricevere in futuro la pensione.

       Nel corso delle indagini svolte dai militari e coordinate dalla Procura della Repubblica di Lecce, è emerso che un’azienda agricola operante nel comune di Copertino, nel periodo compreso fra il 2009 e il 2014, aveva realizzato un vero e proprio sistema illegale grazie al quale, mediante false comunicazioni di assunzione, false denunce aziendali, false registrazioni sul Lul (Libro unico del lavoro), falsi prospetti di paga e falsi cud, più dei due terzi dei braccianti agricoli assunti annualmente risultavano occupati e retribuiti senza che avessero mai messo piede in campagna.

Gli accertamenti, svolti anche con il supporto dei funzionari Inps e avviati già nel maggio del 2014, sono consistiti in frequenti ispezioni sui campi e nell’acquisizione di una copiosa quantità di documenti aziendali, di lavoro, fiscali e contabili, riferiti agli ultimi cinque anni, che venivano poi confrontati con i dati relativi alle effettive colture praticate sui terreni gestiti dall’azienda e con le conseguenti, reali, esigenze di manodopera.

Ma a fronte di un fabbisogno di circa 1500 giornate lavorative annue, il titolare dell’azienda agricola ne aveva denunciate circa 6mila  e 500 all’anno.  Non solo: per alcune delle colture che sarebbero state praticate in azienda, non veniva rinvenuta alcuna fattura né di acquisto di piantine né di vendita del prodotto raccolto.

Dal riscontro fra costi e ricavi denunciati è anche emerso che l’azienda sarebbe andata incontro, per tutti e cinque gli anni in accertamento, a disavanzi oscillanti fra gli 80mila e i 180mila euro annui. Un capitolo a parte è costituito dalle dichiarazioni acquisite presso tutti i lavoratori assunti dell’azienda che hanno confermato i riscontri documentali acquisiti dai militari del Nil. Molti di loro hanno dichiarato di non essere a conoscenza dell’ubicazione dei terreni, del tipo di colture praticate e delle modalità di espletamento delle varie fasi colturali, dando a volte descrizioni di fantasia che non hanno trovato alcun riscontro nella realtà.

L’importo del raggiro consumato è stato quantificato in poco più di 691mila, costituito dalle indennità di disoccupazione, maternità, malattia e assegni per il nucleo familiare, percepiti indebitamente dai 92 braccianti agricoli fittizi. Ancor più ingente, anche se non quantificabile, è il danno economico che avrebbe subito l’Inps per tutte le prestazioni pensionistiche da erogare ai falsi braccianti ai quali sono state disconosciute un totale di quasi 20mila giornate lavorative. Recuperati, infine, benefici contributivi per circa 200mila euro.

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Appena tre giorni addietro, la guardia di finanza della tenenza di Maglie ha denunciato ulteriori 78 persone per lo stesso motivo. Il sistema praticamente identico: una cooperativa agricola li ha assunti, senza che i lavoratori avessero mai prestato manodopera.

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