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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Cronaca Ugento

Maxi truffa all’Inps con false assunzioni, arriva la sentenza: quattro condanne

Si è chiuso il processo di primo grado nei riguardi di 38 persone: 29 sono state assolte “perché il fatto non sussiste”, per altre cinque è stato disposto il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione

UGENTO - Si è chiuso con quattro condanne, 29 assoluzioni “perché il fatto non sussiste”, e cinque non luogo a procedere per intervenuta prescrizione, il processo su una maxi truffa all’Inps con false assunzioni.

La sentenza è stata emessa ieri dal giudice Stefano Sernia che ha inflitto: un anno e 10 mesi di reclusione, più 750 euro di multa, a Cosimo Francesco Santoro, 61 anni, di Ugento; un anno e otto mesi, più 600 euro di multa, a Barbara Stheli, 59, di Ugento; un anno e tre mesi, più 450 euro di multa, a testa, a Umberto Rizzo, 65, di Ugento, e Alessandra Rizzello, 33, originaria di Tricase, ma residente a Ortelle. A tutti gli imputati è stato riconosciuto il beneficio della sospensione della pena.

Al centro dell’inchiesta che coinvolgeva in tutto 71 persone, c’era il commercialista di Ugento, Nicola Ozza, 49 anni, accusato di aver gestito assunzioni fittizie per beneficiare, insieme ai lavoratori, delle successive indennità di disoccupazione. Questi, chiuse il suo conto con la giustizia il 18 febbraio del 2019, patteggiando (attraverso l’avvocato Biagio Palamà) la pena di tre anni e sei mesi con il giudice per l’udienza preliminare Edoardo D’Ambrosio. La sentenza gli impose anche  la confisca per equivalente degli importi sottratti illecitamente all’Istituto nazionale di previdenza sociale.

Proprio qualche mese fa, Ozza è stato rinviato a giudizio perché, nella richiesta inoltrata all’Inps, finalizzata ad ottenere il reddito di cittadinanza, aveva omesso di indicare la condanna per truffa che nel frattempo era diventata definitiva.

Come lui, altri imputati (dipendenti di alcune aziende di Ugento) scelsero il patteggiamento, concordando condanne che vanno da otto mesi a un anno e mezzo di reclusione

In tutto erano 71 le persone finite nel mirino della sostituta procuratrice Valeria Farina Valaori, che condusse le indagini con i finanzieri della tenenza di Casarano. A fare insospettire i militari fu il numero elevato delle assunzioni, a dispetto del volume d’affari, in sette ditte di cui Ozza gestiva la contabilità, riscontrate analizzando la documentazione relativa agli anni che vanno dal 2010 al 2015. In un piccolo autolavaggio, per esempio, risultavano assunte 35 persone.

Facevano parte della difesa, gli avvocati: Mario Coppola, Francesco Fasano, Marco Macagnino, Veronica Merico, Ezio Garzia, Roberto Bray, Marco Costantino, Giovanni Bellisario, Mascia Cavalera, Silvio Caroli e Giancarlo Sparascio, Davide Spiri, Carlo Scarcia, Enrico Gargiulo, Alberto Ghezzi.

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