Mazzette e corruzione “sentimentale”: imputati giudice, cancelliere e imprenditore

Si aprirà il 14 gennaio nel tribunale di Potenza il processo con rito abbreviato nei riguardi dei tre imputati accusati, a vario titolo, di corruzione e concussione

Il tribunale di Potenza

POTENZA - Hanno chiesto e ottenuto di essere giudicati col rito abbreviato i tre imputati finiti nell’inchiesta su un giro di mazzette e favori anche per amore. Si tratta della got (giudice onorario) della seconda sezione del Tribunale di Lecce Marcella Scarciglia, 45enne di Veglie, del cancelliere Amedeo Donno, 50enne di Sogliano Cavour, e dell’imprenditore Franco Serra, 75enne residente a Gallipoli.

Per la donna che fu arrestata il 18 giugno del 2018 per aver preteso la mazzetta di 1.500 euro da un consulente grafologo, davanti al gup del Tribunale di Potenza dovrà rispondere anche di aver favorito un uomo con il quale era legata sentimentalmente in un procedimento civile, dal cui esito avrebbe tratto anche lei benefici di natura economica.

Dal banco degli imputati, invece, il cancelliere risponderà di concussione in concorso, perché sarebbe stato lui a veicolare le pretese illecite del giudice, per esempio convocando il 28 marzo 2018 la vittima per farle presente dell’esistenza di problemi per la liquidazione della consulenza, lasciando intendere con linguaggio allusivo che il fascicolo “sarebbe rimasto nell’armadio”, e invitandolo così a prendere contatti diretti con il giudice. Questo, secondo l’accusa, sarebbe stata informata da Donno dei colloqui col professionista anche con sms: “Ti devo parlare di quel calligrafo, di persona ovvio”.

Stando alle indagini, condotte dal pubblico ministero Maria Cristina Gargiulo, Scarciglia, abusando dei suoi poteri, avrebbe costretto il grafologo, con la minaccia esplicita di non provvedere al pagamento delle spettanze e con la minaccia implicita di non ricevere altri incarichi, prima a prometterle la somma di 4.500 euro (calcolata sulle competenze liquidate per le relazioni di consulenza svolte), fornendogli su un bigliettino l’indirizzo di casa e il numero di cellulare e inviandogli una serie di messaggi telefonici per sollecitarlo. Alla fine, la somma pretesa sarebbe scesa a 1.500 euro e per incentivare la vittima gli avrebbe prospettato altri incarichi e l’avvio di un “rapporto di collaborazione”. All’appuntamento per la consegna, però, si presentarono anche gli agenti di polizia giudiziaria.

Serra, invece, finì nell'inchiesta per corruzione in atti giudiziari: il giudice avrebbe favorito la causa civile relativa a un complesso immobiliare adibito a ristorante-pizzeria di cui era proprietario, con sentenza pubblicata il 30 giugno 2017, e interessandosi al procedimento anche nella fase d’appello, ottenendo in cambio la promessa di una compartecipazione ai proventi ottenuti dallo stesso complesso.

Di tutto questo si discuterà nel processo in cui gli imputati saranno assistiti, tra gli altri, dagli avvocati Giuseppe Corleto, Antonio Malerba, Carlo Congedo e Ubaldo Macrì.

Nella prima udienza, fissata per il 14 gennaio, il giudice conferirà a un perito l’incarico di trascrivere le registrazioni fatte dalla parte offesa col suo telefonino.

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