Mazzette sui compensi e corruzione “sentimentale”: indagati giudice, cancelliere e imprenditore

Chiuse le indagini sulla got del tribunale civile di Lecce, arrestata nel giugno del 2018. Si aggravano le accuse mosse dalla Procura di Potenza. L’inchiesta coinvolge altre due persone

LECCE - Non c’è solo l’accusa di aver preteso la mazzetta di 1.500 euro da un consulente grafologo che le è costata l’arresto. Ora se ne aggiunge un’altra, quella di aver favorito un uomo con il quale era legata sentimentalmente in un procedimento civile, dal cui esito avrebbe tratto anche lei benefici di natura economica.

Si legge questo nell’avviso di conclusione delle indagini, firmato dal pubblico ministero Maria Cristina Gargiulo della Procura di Potenza che ha svolto gli accertamenti, sulla got (giudice onorario) della seconda sezione del Tribunale di Lecce Marcella Scarciglia, 44enne di Veglie. E si legge anche del coinvolgimento di due uomini: il cancelliere Amedeo Donno, 49 enne di Sogliano Cavour, e l’imprenditore Franco Serra, 74enne residente a Gallipoli.

Il primo risponde di concussione in concorso, perché sarebbe stato lui a veicolare le pretese illecite del giudice. In che modo? Convocando il 28 marzo 2018 la vittima per farle presente dell’esistenza di problemi per la liquidazione della consulenza, lasciando intendere con linguaggio allusivo che il fascicolo “sarebbe rimasto nell’armadio”, e invitandolo così a prendere contatti diretti con il got. Che, stando ai riscontri degli inquirenti, sarebbe stata informata da Donno dei colloqui col professionista anche con sms: “Ti devo parlare di quel calligrafo, di persona ovvio”.

Stando alle indagini, Scarciglia, abusando dei suoi poteri, avrebbe costretto il grafologo, con la minaccia esplicita di non provvedere al pagamento delle spettanze e con la minaccia implicita di non ricevere altri incarichi, prima a prometterle la somma di 4.500 euro (calcolata sulle competenze liquidate per le relazioni di consulenza svolte), fornendogli su un bigliettino l’indirizzo di casa e il numero di cellulare e inviandogli una serie di messaggi telefonici per sollecitarlo. Alla fine, la somma pretesa sarebbe scesa a 1.500 euro e per incentivare la vittima gli avrebbe prospettato altri incarichi e l’avvio di un “rapporto di collaborazione”. All’appuntamento per la consegna, però, si presentarono anche gli agenti di polizia giudiziaria.

Serra, invece, è indagato in concorso per corruzione in atti giudiziari: il giudice avrebbe favorito la causa civile relativa a un complesso immobiliare adibito a ristorante-pizzeria di cui era proprietario, con sentenza pubblicata il 30 giugno 2017, e interessandosi al procedimento anche nella fase d’appello, ottenendo in cambio la promessa di una compartecipazione ai proventi ottenuti dallo stesso complesso.

Ora gli indagati (Scarciglia è assistita dagli avvocati Giuseppe Corleto e Antonio Malerba, Donno da Carlo Congedo e Ubaldo Macrì e  Serra dall’avvocato d’ufficio Raffaella Donadio del foro di Potenza) avranno venti giorni di tempo per produrre memorie o chiedere di essere ascoltati dal magistrato.

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