Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca

Medico in pensione muore per un’infezione dopo una biopsia, scatta l’inchiesta

S’indaga sul decesso di un 70enne di Copertino avvenuto il 18 febbraio nell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, tre giorni dopo l’esame eseguito al "Cardinale Panico" di Tricase

COPERTINO - E’ stata aperta un’inchiesta per accertare le cause della morte di un medico in pensione, V.C., un 70enne di Copertino, avvenuta il 18 febbraio scorso nell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce.

Il decesso è avvenuto per un’infezione al basso ventre e il sospetto è che a provocarla possano essere stati errori commessi durante la biopsia alla prostata, esame al quale l’uomo si era sottoposto tre giorni prima presso il nosocomio “Cardinale Panico” di Tricase.

Per questo i parenti del paziente, attraverso l’avvocato Silvio Verri, hanno presentato un esposto in Procura che ha determinato l’apertura del fascicolo da parte del pubblico ministero Luigi Mastroniani in cui è ipotizzato il reato di omicidio colposo, al momento a carico di ignoti.

Proprio ieri, su disposizione del magistrato, il medico legale Roberto Vaglio ha eseguito l’esame autoptico che ha sancito come il decesso sia avvenuto a causa della grave infezione, ma sono necessari ulteriori approfondimenti per risalire al motivo che l’ha scatenata.

Stando al racconto messo nero su bianco nell’esposto presentato dalle figlie, il giorno seguente alla biopsia attorno alle 15, si erano manifestati forti brividi, febbre alta, dolori lancinanti al basso ventre con vomiti, ma il personale del 118, contattato in serata, dopo la visita, non aveva ritenuto indispensabile il ricovero.

Il mattino seguente, attorno alle 7, a causa del persistere dei dolori (vomito, febbre, confusione mentale e sangue nelle urine) durante la notte, era stato allertato nuovamente il 118 e stavolta veniva eseguito il trasporto al "Vito Fazzi”.

Qui, stando sempre al racconto delle figlie, per tutta la giornata, il padre veniva tenuto in pronto soccorso, senza che fossero eseguiti esami all’addome ma alla testa, sospettando si trattasse di problemi neurologici, atteso il suo stato di confusione.

La situazione sarebbe peggiorata progressivamente: intorno alle 2 del mattino dopo si decideva di intervenire, ma alle 5 il cuore del paziente ha cessato di battere.

Non resta dunque che attendere gli sviluppi dell’inchiesta nell’ambito della quale non è escluso che, già nelle prossime ore, il pubblico ministero possa disporre il sequestro di tutta la documentazione medica relativa alla vicenda. 

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