Omicidio Petrachi, anche per la Cassazione l'assassino è Giovanni Camassa

L'agricoltore era stato assolto in primo grado "per non aver commesso il fatto", e poi condannato all'ergastolo dai giudici della Corte d'assise d'appello di Lecce. Una sentenza confermata anche dalla Corte di Cassazione e pronunciata dopo oltre quattro ore di camera di consiglio. Il fatto nel 2002

LECCE – A distanza di oltre dieci anni da quell’orribile delitto, l'assassino di Angela Petrachi, la donna di 31 anni brutalmente assassinata il 26 ottobre del 2002 nelle campagne di Borgagne (frazione di Melendugno), ha un nome e un volto. E’ quello di Giovanni Camassa, l'agricoltore 45enne originario di Melendugno.

Camassa, era stato assolto in primo grado “per non aver commesso il fatto”, e poi condannato all’ergastolo dai giudici della Corte d’assise d’appello di Lecce. Una sentenza confermata anche dalla Corte di Cassazione e pronunciata dopo oltre quattro ore di camera di consiglio. I figli della vittima si sono costituiti parte civile con l’avvocato Tiziana Petrachi.

Quello di Angela Petrachi fu un omicidio particolarmente efferato. La donna, separata e madre di due figli, uscì dalla casa dei genitori nel primo pomeriggio di quel lontano giorno d’ottobre. Poi, scomparve nel nulla. Il suo cadavere fu ritrovato, infatti, solo la mattina dell'8 novembre in un boschetto da un cercatore di funghi. Il medico legale stabilì che la donna era stata violentata, strangolata con i suoi slip e seviziata.

I sospetti si concentrarono sin dai primi mesi su Camassa. Secondo l’accusa, l’imputato avrebbe concordato con la vittima un appuntamento per discutere i dettagli dell'acquisto di un cane. Dopo l'incontro tra i due, però, la situazione sarebbe degenerata e l'uomo avrebbe violentato la donna. Poi, avrebbe le avrebbe avvolto gli slip attorno al collo e l'avrebbe strangolata, infierendo sul cadavere.

L’accusa ha analizzato e confutato l'alibi dell'imputato, dimostrando, attraverso riscontri di natura tecnica che, secondo il pubblico ministero hanno evidenziato come le “risultanze delle consulenze di parte siano prive di significato”, che l'imputato e la moglie non erano insieme in quel tragico pomeriggio macchiato di sangue. Camassa, infatti, ha sempre affermato che quel triste giorno di ottobre era proprio in compagnia di quella che sarebbe poi divenuta sua moglie, Moira Flamini. Un passaggio fondamentale questo.

images-3-8La difesa di Camassa, rappresentata dall’avvocato Francesca Conte, aveva presentato ricorso in Cassazione. La penalista leccese ha sempre evidenziato come non vi fosse un movente dell’omicidio. Non sarebbe mai stato concordato, infatti, alcun incontro per l’acquisto di un cane, come sostenuto dall’accusa. Nella denuncia di scomparsa non vi è alcun riferimento, né nella successiva integrazione. La vicenda relativa al cane emergerebbe sol alcuni mesi dopo. 

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Quel pomeriggio Angela Petrachi avrebbe dovuto incontrare, con ogni probabilità, due amiche. Una testimone, ritenuta inspiegabilmente inattendibile ha spiegato la difesa, vede alle 14.50 la donna salire su una Lancia Thema blu. L’avvocato Conte ha poi evidenziato come i rapporti tra la 31enne e l’ex marito fossero a dir poco burrascosi, tanto che la stessa aveva in passato presentato una querela nei suoi confronti. Appare singolare, secondo la nota penalista leccese, come l’alibi dell’uomo sia stato verificato telefonicamente, contattando una donna che, secondo la sua versione, era con lui quel pomeriggio. Tesi e ipotesi che non hanno trovato riscontro nei giudici, che hanno deciso di scrivere le parole “fine pena mai” sul fascicolo di Giovanni Camassa.

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