Due fazioni, la piazza di spaccio contesa e un omicidio. Chiuse le indagini

In dieci rischiano il processo. Due per la morte di Francesco Fasano, 22enne di Melissano. Tutti, per la gestione in zona degli stupefacenti

LECCE – Francesco Fasano è stato freddato poco prima dell’alba del 25 luglio del 2018 con un colpo alla testa esploso da distanza ravvicinata. Il corpo, abbandonato per strada a poco meno di un chilometro dall’ingresso del suo paese, Melissano, e persino travolto da un’auto. Il conducente, nel buio, non l’aveva visto.

Francesco aveva soltanto 22 anni, quando è rimasto vittima di una spietata esecuzione, maturata in un contesto di guerra per la piazza dello spaccio sul territorio. Era entrato in un meccanismo perverso, da cui non c’era forse più via d’uscita. Non in quel preciso momento storico, almeno, in un clima sempre più teso, con contrasti insanabili fra due opposte fazioni.  

Melissano: due omicidi in pochi mesi

Quel cruento episodio, che aveva scosso profondamente l’opinione pubblica, era stato il secondo in poco tempo sulla piazza di Melissano. Solo quattro mesi prima, sotto i colpi di pistola era caduto Manuel Cesari, 37enne. Un volto ben noto alle cronache e, per gli investigatori, presumibilmente inserito a sua volta in un contesto di traffici con gli stupefacenti. Manuel, peraltro, non era morto subito. Per tre giorni era rimasto in agonia in ospedale.

Su esecutori e mandanti dell’assassinio di Cesari l’inchiesta resta aperta, ma, intanto, dopo il secondo agguato mortale, c’è stata un’accelerata decisa. E, in questo secondo caso, si è arrivati presto alla soluzione. La morsa dei carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce (con il supporto di personale della Compagnia di Casarano), s’è così stretta attorno a dieci soggetti. I quali, ora, rischiano processo e un numero elevato di anni di carcere. Proprio in queste ore, infatti, si sono chiuse le indagini preliminari del procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi e dei sostituti Stefania Mininni e Maria Vallefuoco.

I destinatari degli avvisi

Gli avvisi sono stati destinati a Pietro Bevilacqua, 33enne di Melissano; Antonio Librando,  53enne di Melissano; Biagio Manni, 51enne di Melissano; Daniele Manni, 40enne di Casarano; Luciano Manni, 67enne di Melissano; Maicol Andrea Manni, 28enne di Melissano; Luca Piscopiello, 38enne di Melissano; Luca Rimo, 37enne di Melissano; Angelo Rizzo, 28enne di Melissano; Gianni Vantaggiato, 49enne residente a Tonco, in provincia di Asti. Tutti sono al momento ancora detenuti e sono difesi dagli avvocati Francesca Conte, Mario Coppola, Stefano Pati, Attilio Nassisi, Mario Ciardo, Francesco Fasano, Ladislao Massari, Antonio Savoia, Silvio Caroli e Biagio Palamà.

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Nell’ambito del procedimento, alcuni rispondono prima del tentato, poi del consumato omicidio di Francesco Fasano (perché, secondo gli investigatori, era già scampato a una prima imboscata). Tutti e dieci sono accomunati dall’accusa di aver preso parte a un’associazione dedita al traffico e allo spaccio al minuto di cocaina, hashish e marijuana, sia su Melissano, sia sui e paesi vicini. Un’associazione, secondo gli inquirenti, che avrebbe avuto anche disponibilità di armi e in mezzo alla quale più di qualcuno avrebbe avuto la doppia veste di pusher e consumatore. E’ raro, in fondo, che non faccia uso di sostanze chi le maneggia ogni giorno.

Spaccio di droga, due opposte fazioni

Di certo, la droga genera profitto e il profitto può portare all’attrito. Stando alle indagini, nel tempo un’organizzazione che, probabilmente, in un primo momento sarebbe apparsa unitaria, si sarebbe poi scissa in due fazioni. Della prima avrebbero fatto parte Biagio Manni, Pietro Bevilacqua e proprio l’orma defunto Francesco Fasano; della seconda, Antonio Librando, Luciano Manni, Daniele Manni, Maicol Andrea Manni, Luca Piescopiello, Luca Rimo, Angelo Rizzo  Gianni Vantaggiato. In entrambi i casi, però, mancherebbero vari tasselli, ovvero altri soggetti vicini chi al primo, chi al secondo gruppo, negli affari e, quindi, nella disputa, ma non identificati.

In questo quadro, emergono le sparatorie come metodo per eliminare gli avversari di turno. E nel mirino non era finito solo Francesco Fasano, ma anche Pietro Bevilacqua. Del loro tentato omicidio, in concorso con soggetti al momento sconosciuti, risponde Daniele Manni. Fra il 18 e il 19 luglio del 2018, i colpi d’arma da fuoco dai quali, però, i due sarebbero scampati. Ma per Fasano, l’appuntamento con una morte atroce era stato solo rinviato di qualche giorno. Alle prime ore del 24 luglio, un colpo alla testa, da distanza ravvicinata, con una calibro 9. E non ne risponde solo Daniele Manni, ma anche Angelo Rizzo.

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