Memorial in onore di Simone Renda. E presto il processo

Questa mattina presso le strutture dell'ex Opis si è svolto il secondo memorial in onore del leccese morto nel 2007 nella cella di un carcere messicano. A giorni la data dell'udienza preliminare

La madre di Simone Renda con il sindaco Paolo Perrone.
LECCE - Circa quaranta bambini, che corrono spensierati dietro ad un pallone. Piccoli uomini di domani, animati dalla passione per lo sport, uniti dall'innocenza dell'età. Sono loro il simbolo della vita che si rinnova. Quella vita che, purtroppo, Simone Renda ha perso troppo presto, nella maniera più atroce. Ed è proprio in suo onore che questa mattina si è svolto il " Secondo memorial Simone Renda - per non dimenticare", manifestazione fortemente voluta ed organizzata dalla signora Cecilia Greco, mamma di Simone. Perché il gravissimo lutto che l'ha colpita è diventato tale anche per Lecce e per i leccesi.

Alle 9 si sono aperti i cancelli delle strutture sportive della Asl, presso l'area dell'ex Opis, in piazzetta Bottazzi. In due campi si sono fronteggiati i tesserati della categoria pulcini e piccoli amici della " Ads Sporting Club Lecce" e del gruppo sportivo dell'oratorio dei Salesiani. Hanno presenziato diverse autorità sportive ma anche rappresentanti delle istituzioni, come il sindaco Paolo Perrone. Il quale, stringendo a sé Cecilia Greco, ha elogiato la sua iniziativa, per poi esprimerle tutta la sua vicinanza.

La morte di Simone Renda, nonostante siano trascorsi più di tre anni, scuote ancora le coscienze. L'hanno lasciato nella cella di un carcere messicano, dall'altra parte dell'Oceano, senza che nessuno si sia posto il problema che le sue condizioni di salute fossero già precarie quando venne condotto nell'istituto penitenziario. Il giovane, bancario di Lecce, venne prelevato nel primo pomeriggio del 1° marzo del 2007 da alcuni agenti della polizia turistica nell'hotel Posada Mariposa, a Playa del Carmen. Avrebbe dovuto prendere l'aereo da Can Cun quel giorno stesso. Il personale dell'albergo chiamò le forze dell'ordine credendo che Renda, in stato confusionale a causa di un malore, e seminudo, tanto da "dare scandalo nella pubblica via", fosse in preda ai fumi dell'alcool o sotto effetto di droghe.

Arrestato con accuse vaghe, all'ingresso del carcere al 34enne vennero diagnosticati uno stato di disidratazione ed un malessere, fu somministrato un ipertensivo e suggerito un elettrocardiogramma, con trasferimento in ospedale. Ma venne comunque trattenuto in una cella di sicurezza, fino alle 8,30 del mattino del 3 marzo, oltretutto con 6 ore di ritardo rispetto all'orario fissato per la carcerazione preventiva di 36 ore. Simone Renda era già morto da diverse ore.

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A giorni ormai dovrebbe essere fissata la data dell'udienza preliminare. Davanti al gup Vincenzo Brancato dovranno comparire i presunti responsabili di quella morte assurda: agenti della polizia turistica che eseguirono l'arresto, funzionari del carcere (fra cui il vicedirettore), il giudice "qualificatore" che avrebbe dovuto firmare il rilascio e che non lo fece. Intanto su face book è sorto anche un gruppo a sostegno della battaglia legale per la morte di Simone: https://www.facebook.com/home.php?#!/group.php?gid=126040417421639. Nato da pochi giorni, il gruppo conta già 600 iscritti.

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