Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Meno omicidi ma stalking ed estorsioni mafiose sono in aumento

Inaugurazione dell'anno giudiziario: nella relazione anche la paralisi della giustizia dovuta alla durata dei processi. Criminalità organizzata, preoccupa la ripresa dell'interesse verso il territorio

Al centro, il presidente Marcello Dell'Anna.

LECCE – Inadeguatezza delle sedi giudiziarie, durata dei processi, carenze di organico, pendenze e sovraffollamento delle carceri. I grandi mali della giustizia italiana si riflettono inevitabilmente anche sul distretto della Corte d'Appello di Lecce. Nella relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario, il presidente Marcello Dell'Anna traccia un'analisi approfondita dello stato della giustizia salentina.

Nota dolente la geografia giudiziaria, “la cui situazione di maggiore gravità si registra per il Tribunale di Lecce, e si riverbera nell’efficienza dell’attività giudiziaria e genera forte malcontento nei fruitori del servizio”. In tal senso la soppressione, ventilata dal Governo, della Corte d’appello risolverebbe i problemi ma, commenta il presidente, “cozzerebbe non solo con la storia e la tradizione, mettendo in crisi l’intera collettività salentina, il contesto-socio economico in cui è vissuta, il principio di vicinanza della giustizia ai cittadini, l’operatività della stessa giustizia”.

Dell'Anna evidenzia come il Csm imponga “agli uffici giudiziari di perseguire obiettivi, volti a ridurre in modo cospicuo l’arretrato, introducendo criteri di priorità nella trattazione delle cause civili”. La durata dei processi continua a influire inevitabilmente in maniera negativa sulla giustizia, come dimostra l’elevato numero di procedimenti pendenti nel civile come appello, oltre 4mila, con una durata media scesa da 667 a 549 giorni. Incoraggianti i dati della sezione lavoro, in cui i procedimenti pendenti sono diminuiti di quasi il 20 per cento. Sono oltre 18mila, invece, i procedimenti pendenti dinanzi al Tribunale civile di Lecce. Numeri su cui pesane la mancanza di copertura dei posti in organico e “l’astensione dalle udienze degli avvocati del Foro di Lecce, ancorché in modo non continuativo, fino a tutto il 2014”.

Fiore all’occhiello in materia penale la sezione gip/gup (coordinata da Alcide Maritati) che, seppur sotto organico ha definito oltre seimila procedimenti.

Un dato sicuramente allarmante è quello rappresentato dai procedimenti in tema di riparazione per ingiusta detenzione ed errore giudiziario. Dato cui inevitabilmente si collega il sovraffollamento carcerario, con l’istituto di pena leccese che è sì passato a 922 detenuti (contro i 1069 del 2014, 1158 del 2013, i 1269 del 2012 e 1350 del 2011), ma a fronte di una capienza regolamentare di 656 posti. Nella relazione si evidenzia comunque positivamente “la prassi di umanizzazione nell’esecuzione della pena, adottata dalla direzione della casa circondariale di Lecce attraverso varie iniziative”, tra cui il sistema a cella aperta.

Sul fronte sicurezza in netto calo gli omicidi volontari: solo due (il numero più basso degli ultimi 12 anni) i cui autori sono stati identificati e catturati, mentre sono aumentati gli omicidi colposi. In aumento anche i casi di stalking (vera piaga sociale) ed estorsioni mafiose. Ciò che preoccupa, ha evidenziato il procuratore generale (l'uscente Giuseppe Vignola, Ndr), è “la ripresa dell’interesse della criminalità organizzata verso il territorio della provincia di Lecce, meno sommersa rispetto agli anni precedenti”.

“Sintomatici in tal senso si appalesano gli episodi di danneggiamento, intimidazione, violenza, incendi di autoveicoli (aumentati di circa il 40 per cento), esplosioni di ordigni presso attività commerciali, invio di munizioni e silenzio delle vittime”. Non solo violenza e intimidazione nella nuova fase della criminalità organizzata, come dimostrano i collegamenti tra candidati e ambienti mafiosi nelle elezioni comunali del 2012.

Un’espansione fronteggiata dalla costante operazione compiuta dalle forze dell’ordine. Importantissima il tal senso, l’operazione “Vortice-Dejà vu” compiuta dai carabinieri del comando provinciale di Lecce, che ha condotto alla disarticolazione del clan De Tommasi e Pellegrino-Notaro; e l’operazione Paco, che ha assestato un duro colpo alle organizzazioni criminali operanti nel nord Salento. La guardia di finanza ha operato in molteplici settori, specie con indagini di natura economica-patrimoniale. La questura, evidenziando le mire espansionistiche della Sacra corona, ha contribuito in maniera sensibile al contrasto di ogni tipo di criminalità, come dimostrano i dati con 142 arresti, 1062 persone denunciate oltre 16 chili di sostanze stupefacenti sequestrate. 

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