Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca Corso Italia

Merce mai spedita, tre anni di truffe online. Cambiando anche nome

Gli agenti del commissariato di Gallipoli hanno denunciato, con l'accusa di truffa aggravata e continuata, un giovane commerciante. Gli esposti sono partiti da tutta l'Italia. Sequestrati computer e anche diversa documentazione

GALLIPOLI – Sembra che le querele e gli esposti a suo carico, provenienti da più parti della penisola, siano state talmente tante, che negli uffici del commissariato di polizia di Gallipoli i cassetti straripassero di carte. Ora, finalmente, quei cassetti sono stati svuotati. Questa mattina, infatti, su delega della Procura di Lecce, e insieme ai colleghi della polizia postale, gli agenti hanno svolto una perquisizione all’interno di un negozio di apparecchiature elettroniche gestito da A.C., 27enne, in corso Italia, sottoponendo a sequestro alcuni computer e documentazione commerciale. Proprio nei giorni scorsi, il commissariato jonico aveva inoltrato in Procura di Lecce una dettagliata informativa su tutte le denunce pervenute negli ultimi tre anni. 

Secondo quanto rilevato finora, il 27enne, denunciato a piede libero per truffa aggravata e continuata, usando il canale web, avrebbe commercializzato apparecchiature elettroniche e informatiche, ma anche televisori, macchine fotografiche, navigatori satellitari, e quant’altro faccia parte del variegato mondo dell’elettronica, incassando le somme richieste, ma spesso e volentieri senza recapitare la merce. 

Molti acquirenti avrebbero atteso e sollecitato inutilmente il commerciante, denunciando i fatti presso gli uffici di polizia del luogo di residenza, che a loro volta, puntualmente, hanno trasmesso di volta in volta gli atti per gli accertamenti alle forze dell’ordine salentine. Fatto curioso, è che in alcuni casi, il commerciante avrebbe saputo l’identità del beffato di turno, e, per evitare che l’iter giudiziario proseguisse, avrebbe rifuso le somme, non prima di aver ottenuto assicurazione sulla remissione della denuncia.
Secondo i poliziotti diretti dal commissaria Emilio Pellerano, è probabile che gli episodi reali siano persino più di quanti ne siano noti al momento, ma che diversi acquirenti, in caso di spese particolarmente elevate, non abbiano neppure sporto denuncia. E c’è dell’altro: l’esercente, dopo un primo oscuramento del sito, disposto dall’autorità giudiziaria, ne avrebbe persino creato un secondo, modificando giusto nome, avvalendosi di un’altra identità, per riprendere indisturbato la sua attività. 
 
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