Mezza tonnellata di “erba” a Torre Chianca, restano in carcere i quattro arrestati

Durante l’interrogatorio il cittadino albanese si è assunto ogni colpa per il carico di droga. Ma per il gip la versione è inverosimile

Il carcere di Borgo San Nicola.

LECCE - Si è assunto ogni responsabilità per quel carico di droga - mezza tonnellata di marijuana - sequestrato domenica mattina a Torre Chianca, che sul mercato avrebbe fruttato una cifra superiore al mezzo milione di euro.

Ma la versione di Arsen Xhaferi, cittadino albanese di 32 anni, non ha convinto il gip (giudice per le indagini preliminari) Simona Panzera che in mattinata, al termine dell’interrogatorio, ha convalidato l’arresto in carcere sia per lui che per i suoi presunti complici: i fratelli Cito, Cristian, di 29 anni, e Michele, di 38, di Lecce, e Vincenzo Pulli, 40 anni, di Trepuzzi. I primi due hanno risposto alle domande del giudice per rigettare ogni addebito, mentre quest’ultimo si è avvalso della facoltà di non rispondere, rilasciando dichiarazioni spontanee.

Per il giudice Panzera, è inverosimile che un’organizzazione lasci da solo il suo scafista, non inviandogli mezzi di trasporto e che questo abbia ottenuto, viste le sue condizioni (aveva ancora gli abiti bagnati) e il breve lasso di tempo (5 minuti, stando agli avvistamenti dei poliziotti) un passaggio dai Cito. “Deve pertanto ritenersi che tutti gli indagati facessero parte del medesimo contesto organizzativo che ha organizzato l’importazione dell’ingente partita di droga”, ha concluso il gip nell’ordinanza di convalida dell’arresto.

Riguardo Pulli, questo ha spiegato di avere un cantiere nautico e di aver avuto incarico di trasportare quell’imbarcazione senza essere a conoscenza di cosa vi fosse all’interno. Ma al giudice Panzera “non appare assolutamente verosimile che un’organizzazione transnazionale dedita ad attività di narcotraffico di alto profilo (come dimostra il poderoso quantitativo di droga sequestrato) e quindi operante su parametri organizzativi elevati, si affidi non a un suo uomo di fiducia ma ad un soggetto non conosciuto assoldato all’ultima ora, cui peraltro affidare un carico di speciale rilievo economico (correndo il rischio di vedersi sottratto il prezioso carico, magari perché scoperto dall’ignaro trasportatore e denunciato alle orze dell’ordine). C’era il 40enne di Trepuzzi alla guida del pick up con al traino l’unità perquisita domenica mattina dagli agenti della squadra mobile di Lecce, nella quale erano ben stipati 500 chili di marijuana distribuiti in 385 confezioni, seguita dalla Multipla con a bordo gli altri tre indagati.

Tutto ha avuto inizio domenica alle 8.30, quando i poliziotti hanno notato l’auto condotta da Pulli che trainava un carrello per natante vuoto entrare in un’area recintata di proprietà dei fratelli Cito a Frigole per poi ripartire, un paio d’ore dopo, e dirigersi verso il mare seguita da una Fiat Multipla con due persone a bordo. I mezzi sono stati avvistati nuovamente intorno alle 10.50, su via Coronelli. Stavolta, però, il pick up trainava un natante e le persone nella Multipla erano tre, i fratelli Cito e Xhaferi. I poliziotti hanno quindi intimato l’alt ai mezzi sulla provinciale, ma Michele Cito avrebbe azionato la retromarcia nel tentativo di darsi alla fuga. Ne è scaturito un breve inseguimento.

Durante le perquisizioni, inoltre, nell’auto di Pulli occultata dietro alla spalliera del sedile posteriore, gli agenti hanno trovato una pistola (Tokarev TT30) detenuta illegalmente con un proiettile. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Cosimo Rampino, Antonio Savoia, Donata Perrone e Chiara Fanigliulo.

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