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Sabato, 18 Maggio 2024
Lettera aperta sui social

Miccoli torna a parlare dopo la scarcerazione: “Fatto un grosso errore”

Rimesso in libertà dopo la condanna a 3 anni e tre mesi di reclusione, l’ex calciatore di Palermo e Lecce rompe il silenzio sui social: “Un giorno lì dentro sembra infinito”

LECCE – Fabrizio Miccoli rompe il silenzio dopo aver riottenuto la libertà ed essere uscito dal carcere lo scorso 13 maggio (dopo sette mesi di detenzione con affidamento in prova), per effetto della condanna a tre anni e tre mesi di reclusione con l’accusa di estorsione aggravata da metodo mafioso, inflittagli nell’ottobre del 2017 in primo grado, confermata in appello nel 2020 e diventata definitiva il 23 novembre 2021, quando la Cassazione ha respinto il ricorso dell'ex calciatore di Lecce, Juventus e Palermo: lo fa pubblicando una lettera sul proprio profilo Instagram, che ha come incipit un’affermazione netta: “Dodici anni fa – si legge - ho fatto un grosso errore. Uno di quelli che ti cambiano la vita”.

“Avevo tutto. Ero il capitano del Palermo – prosegue - facevo il lavoro che avevo sempre sognato di fare fin da bambino e la gente di Palermo mi faceva sentire a casa. In questi 12 lunghissimi anni ho sempre preferito il silenzio. Ho letto tutto, ma non ho mai replicato”.

La vicenda a cui Miccoli fa riferimento risale al 2010, quando stando agli atti processuali, avrebbe commissionato a Mauro Lauricella, figlio del boss del quartiere Kalsa di Palermo, di recuperare con violenza e minacce circa 12mila euro dall’ex titolare della discoteca “Paparazzi”.

“Quando sei un calciatore in Serie A hai tante attenzioni – scrive Miccoli - tante persone vogliono un pezzo di te. Tanti ti conoscono ma tu non conosci nessuno. Non sai di chi ti puoi fidare. In realtà ho fatto più di un errore. Il primo è stato quello di essere sempre disponibile con tutti. Chi viveva a Palermo in quegli anni sa. Il secondo è stato quello di usare delle parole sbagliate, che non pensavo e mai penserò. Spesso quando sei al top ti senti invincibile, invece sei solo umano”.

Il riferimento, in questo caso, sarebbe alla frase contro il giudice Giovanni Falcone, vittima di mafia, intercettata in una conversazione telefonica tra l’ex calciatore e Lauricella in cui i due canticchiavano in macchina: “Quel fango di Falcone”.

“Ho chiesto scusa tempo fa per quelle parole – ribadisce - e lo faccio nuovamente”. E sulla sentenza aggiunge: “Non l’ho condivisa perché mi sentivo lontano e sono lontano da quel mondo, ma l'ho rispettata presentandomi spontaneamente il giorno seguente in un carcere di massima sicurezza, sempre per scelta mia, per scontare la mia pena. Un giorno lì dentro sembra infinito, 6-7 mesi, un'eternità”.

L’ex giallorosso precisa di non voler essere capito né che venga dimenticato ciò che è accaduto: “Voglio solo – asserisce - chiarire la mia posizione, dire la mia anziché farla dire ad altri”.

Nel post, Miccoli ringrazia la propria famiglia, gli avvocati che lo hanno difeso e i tifosi che hanno chiesto spiegazioni, dato supporto e mostrato sostegno e affetto: “Ho quasi 43 anni – sottolinea - e spero di recuperare e mostrare il vero Fabrizio Miccoli”.

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