Cronaca

Torre Veneri, sopralluogo del pubblico ministero e dei carabinieri

Il sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone, che ha aperto un fascicolo contro ignoti per gestione illecita di rifiuti, si è recata nell'area di addestramento, proprio alla vigilia del consiglio comunale con i vertici militari

LECCE – I carabinieri del Nucleo operativo ecologico, guidati dal maggiore Nicola Candido, che la scorsa settimana hanno depositato una copiosa informativa sulla scrivania del sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone, sono tornati nel poligono militare di Torre Veneri proprio per accompagnare il pubblico ministero, i periti nominati dalla procura di Lecce e i tecnici dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, del Cnr e sommozzatori dei carabinieri, nel corso di un sopralluogo. Sul centro di addestramento è stato aperto un fascicolo, al momento contro ignoti, per gestione illecita di rifiuti. 

La nuova “visita” al poligono è avvenuta proprio alla vigilia del consiglio comunale monotematico al quale parteciperanno tre generali dell’Esercito italiano: il leccese Massimo De Maggio, comandante Formazione, specializzazione e dottrina dell’esercito; Emanuele Sblendorio, comandante militare dell’Esercito in Puglia e Flaviano Godio, comandante della Scuola di cavalleria di Lecce. Nell’ultima assise cittadina è stata votata all’unanimità una mozione presentata da Lecce Bene Comune, gruppo di minoranza, che impegna il sindaco a chiedere ai vertici militari la sospensione delle esercitazioni di tiro nello specchio d’acqua antistante.

Una cosa è infatti certa: che una bonifica dei fondali non è mai stata condotta, nonostante l’incessante attività militare duri da decenni. Sulla questione convergono sia le ammissioni della Scuola di cavalleria che le conclusioni della commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito – guidata dal salentino Rosario Giorgio Costa - che ha concluso la sua attività con la fine della legislatura.

Secondo il consigliere comunale di maggioranza, Giuseppe Ripa, ci sarebbero "più proiettili che scogli". Impressione che confermava quanto, poche settimane prima, l’assessore all’Ambiente, Andrea Guido, aveva scritto in un comunicato stampa alludendo anche a non meglio precisate incursioni di sub, che sarebbero tollerate, allo scopo di asportare i metalli che possono avere una loro utilità, come rame e ottone. L’esponente del governo cittadino, insieme ad un rappresentante di Lecce Bene Comune si è recato a novembre presso la sede della commissione per essere ascoltato in  merito.

Nell’area di Torre Veneri, che è situata tra il Parco regionale Bosco e Paludi di Rauccio e l’oasi delle Cesine, insiste essa stessa su un sito di interesse comunitario. Sono circa duecento le giornate dedicate ogni anno alle esercitazioni e l’accumulo di munizionamenti e residui avrebbe determinato un quadro più che preoccupante dal punto di vista ambientale. Il governo, del resto, a conferma di una situazione che necessita di un intervento non più rinviabile, ha deciso lo stanziamento di 75 milioni di euro per la bonifica dei poligoni presenti in Italia.

L’Esercito italiano 1 (2)-3-3ha tenuto a far presente che intorno al poligono gravita un indotto economico considerevole per la città di Lecce e che la sua chiusura provocherebbe la cessazione delle attività della stessa Scuola di cavalleria. Ad un certo punto, sempre da Palazzo Carafa, si è fatto riferimento alla trasformazione dell’area in un centro di addestramento virtuale con tecnologie d’avanguardia ma senza esercitazioni a impatto ambientale. I militari non hanno gradito questa “fuga” di notizie e hanno anzi rilanciato sostenendo che le simulazioni al computer si aggiungeranno all’attività ordinaria e che è nei piani dello stato maggiore della Difesa aumentare la presenza di effettivi nella struttura salentina, nell’ottica di una ricollocazione degli uomini presenti sul territorio regionale.

Quanto all’eventuale utilizzo di munizionamenti all’uranio impoverito, questo è stato sempre e categoricamente smentito. Ma c’è chi, come Falco Accame, ex alto ufficiale della Marina militare e presidente dell’associazione che tutela le vittime arruolate nelle forze armate e le loro famiglie in tempo di pace, pensa che gli strumenti in possesso di Arpa Puglia, che da ultimo nel 2010 ha condotto delle verifiche, siano del tutto inadeguate a certificare l’assenza in profondità del micidiale metallo pesante. 

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