Veliero con migranti bloccato a Gallipoli: a bordo 79, presi due scafisti

Una motovedetta della capitaneria ha intercettato la barca al largo nel tardo pomeriggio. Solo tre giorni addietro l'altro sbarco

GALLIPOLI – Era il tardo pomeriggio quando una motovedetta della guardia costiera ha avvistato quella barca a vela di circa 12 metri con il suo carico umano. Stipata, come sempre, all’inverosimile, con lo scafo in parte sott’acqua. Navigava a circa 15 miglia a ovest della costa di Gallipoli.

Oltrepassato il Capo di Leuca dopo essere salpato, il veliero, da sponde greche o turche, forse l’intento degli scafisti era quello di attendere l’imbrunire per avvicinarsi in qualche punto più nascosto, far approdare i migranti e poi provare a riprendere il largo. Uno dei luoghi prescelti, di solito, è l’estremità di Punta Pizzo, come comprovano precedenti episodi. Ma il pattugliamento dei militari ha stroncato sul nascere ogni tentativo di sbarco, qualunque potesse essere il punto prescelto. Bloccata la barca, i militari si sono quindi impossessati del timone e hanno puntato dritto verso il porto di Gallipoli, dopo che la Capitaneria di porto ha avvisato la Prefettura di Lecce. Servivano disposizioni precise. Ottenuto il placet, dunque, rotta verso il molo della Città Bella e arrivo intorno alle 21.

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Nel porto, intanto, erano convogliati polizia, carabinieri, guardia di finanza. Settantasette, in tutto, i migranti a bordo e, fra loro, ventuno minorenni. Tutti si sono dichiarati di nazionalità pachistana. E gli scafisti sono stati individuati in breve. Se n’è occupata la sezione operativa navale delle “fiamme gialle”. Due ucraini, per i quali la prossima meta sarà il carcere di Borgo San Nicola, a Lecce. Per i migranti, invece, accolti dalle forze messe in campo, con gli operatori della Croce rossa italiana per il primo soccorso e il pool interforze della Procura per i successivi approfondimenti, destinazione designata, il centro di prima accoglienza “Don Tonino Bello” di Otranto. Non senza qualche difficoltà.

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Sul piano logistico, infatti, il Salento non avrà certo gli stessi problemi di Lampedusa, ma la sovrapposizione di più eventi, con il dispositivo divenuto più macchinoso, dovendo prevedere anche i tamponi a caccia di eventuali positivi al Covid-19, ha comportato la necessità di soluzioni da adottare con urgenza. A Otranto, infatti, fino al momento dell’avvistamento al largo di Gallipoli e, quindi, con l’operazione nata all’improvviso, erano ancora presenti i migranti del precedente sbarco, quello avvenuto appena tre giorni addietro a Torre Mozza, con un veliero incagliatosi nelle secche in cui si trovavano altri ottantuno fra migranti (settantanove fra pachistani e cittadini della regione del Kashmir) e scafisti (due moldavi, arrestati).

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Dopo i tamponi (tutti i negativi, con due indeterminati e uno da ripetere), solo oggi il commissariato di polizia di Otranto e la divisione immigrazione hanno potuto effettuare l’identificazione, procedura che in altri tempi sarebbe avvenuta nell’immediato. Di conseguenza, nelle ore successive, i migranti ancora presenti a Otranto sono stari trasportati in parte (trentanove) presso Masseria Ghermi, a Lecce, in parte nel centro allestito presso l'agriturismo Il Venticello di Santa Cesarea Terme (quaranta) in modo da fare spazio ai nuovi arrivati. Scartata l'ipotesi iniziale di un trasferimento al Cara di Brindisi.

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