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Minorenni abusati nel casolare, l’imputato ammette gli addebiti. Chiesti 10 anni

Il 70enne di Taviano Antonio Scala avrebbe voluto essere interrogato oggi nel processo “abbreviato” in cui risponde di aver adescato ragazzini e di averli indotti a rapporti sessuali. Le sue condizioni di salute non gliel’hanno consentito e ha parlato per lui il suo avvocato

TAVIANO - Non ci sono dubbi sulla colpevolezza di Antonio Scala: ha adescato ragazzini, di 11 e 12 anni, e li ha indotti a rapporti sessuali in un casolare o a inviargli foto delle loro zone intime.

Per questo la Procura di Lecce oggi ha invocato nei suoi riguardi una condanna a dieci anni di reclusione, rispetto alla quale si pronuncerà nelle prossime ore il giudice Alessandra Sermarini.

Dopo mesi di silenzio, il 70enne di Taviano avrebbe voluto ammettere gli addebiti, ma le sue condizioni di salute non gliel’hanno consentito. Così a parlare per lui, in apertura del processo discusso col rito abbreviato, è stato l’avvocato difensore Carlo Portaccio che, in accordo con il suo assistito ha rinunciato anche all’ascolto in contradditorio delle vittime per evitare di sottoporle a un’ulteriore esperienza traumatica. Il legale, proprio in virtù dell’atteggiamento processuale di Scala, ha chiesto il riconoscimento dell’attenuante della collaborazione e anche quello dell’infermità, quanto meno parziale, rispetto alla quale è stata prodotta documentazione psichiatrica.

Fondamentali alle indagini che nel febbraio del 2020 sfociarono nell’arresto in carcere dell’anziano, furono i messaggi e le foto trovate nel suo telefonino e in quello di alcuni adolescenti. Questi, dopo iniziali reticenze, messi alle strette proprio dinanzi al materiale informatico acquisito e analizzato dagli inquirenti, raccontarono delle condotte avute “dall’amico più grande”, detto “Nonnu ‘Ntoni”, anche alla presenza di più minori.

“L’analisi degli apparecchi telefonici consentiva di constatare che all’interno del casolare nella disponibilità di Scala, certamente avvenivano frequenti incontri con ragazzi minori degli anni 18, e che Scala aveva certamente approcci di tipo sessuale con alcuni di loro. In particolare veniva accertata l’esistenza di un gruppo whatsapp, i cui partecipanti erano una moltitudine di ragazzi orientati a darsi continui appuntamenti presso il casolare”, scrisse il gip Giulia Proto nell’ordinanza di custodia cautelare.

Furono cinque le vittime, individuate attraverso le indagini condotte dal pubblico ministero Stefania Mininni (titolare del fascicolo), che l’uomo avrebbe adescato, dal gennaio del 2018 al mese di aprile 2019, ricorrendo ad abili espedienti come quello di offrire uno spazio in cui giocare a carte, mangiare pizze e patatine e fumare sigarette, o con la promessa di far conoscere coetanee.

Scala non è nuovo alle aule di giustizia: nel 1984, fu condannato, con sentenza definitiva, a quattro anni e sei mesi per la tentata estorsione compiuta ai danni dei genitori di Mauro Romano, il bambino di sei anni rapito nei pressi della casa dei nonni a Racale, il 21 giugno del 1977, ai quali chiese telefonicamente la consegna di 30 milioni delle vecchie lire per riavere vivo il proprio figlio.

Adesso, non resta che attendere il finale di quest’altra brutta storia che sarà scritto oggi dal giudice Sermarini.

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