Cronaca Stadio / Via G.A.Roggerone

Misterioso agguato in serata, ferito gravemente uno dei fratelli Caroppo

Nuovo agguato in serata alla periferia del capoluogo salentino. Massimo Caroppo, nome noto alle cronache, è stato ferito da tre colpi di pistola, uno al volto e due alle braccia. Sul posto polizia e ambulanza 118. Il ferito trasportato al Fazzi

LECCE – Due colpi di pistola in pieno volto. Un’altra ferita all’avambraccio sinistro. L’ha sollevato, è evidente, in un vano istinto di protezione. Si torna a sparare in città. Ancora una volta. E non si tratta più di avvertimenti ad attività commerciali, ma di un agguato in piena regola.

La vittima è Massimo Caroppo, 46enne. Un cognome ben noto alle cronache giudiziarie. Un fratello fu assassinato negli anni di piombo della Scu. E lui, con gli altri due, è stato di recente implicato in casi di usura.

Sono molti i lati oscuri di questa vicenda. Prima di tutto non è chiaro dove, esattamente, sia avvenuta la sparatoria. Gli investigatori della squadra mobile della questura di Lecce, sotto la guida della dirigente Sabrina Manzone e con il coordinamento del pm di turno, Emilio Arnesano, stanno cercando di riannodare i fili della storia, partendo dai dati al momenti certi.

Erano quasi le 20 quando Caroppo s’è è presentato davanti alla porta di una villa, in una strada all’estrema periferia di località San Ligorio. Ha citofonato al civico 18 di viale Fiorito. Coperto di sangue, con voce roca ha chiesto aiuto. Al citofono i proprietari non hanno capito bene cosa stesse avvenendo. Ma quando si sono affacciati alla porta, si sono ritrovati davanti a una scena terrificante. Il volto di quello sconosciuto, un uomo dal fisico imponente, era una maschera di sangue e si distingueva almeno una ferita all’altezza di uno zigomo.

“Mi hanno sparato”, è riuscito a sussurrare il 46enne, appoggiandosi su un’auto parcheggiata proprio davanti all’ingresso della villa. Poi s’è accasciato al suolo. I proprietari hanno subito telefonato a 118 e 113. L’ambulanza è stata la prima ad arrivare. Le condizioni del ferito, che all'arrivo del personale sanitario si stava tamponando il volto con una vecchia camicia, allungatagli dai suoi primi soccorritori, sono apparse subito tanto gravi che non c’è stato un solo minuto da perdere.

Il mezzo è ripartito di gran carriera verso l’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Mentre qualche istante dopo è sopraggiunta una prima volante di polizia.  

MISTERO SUL LUOGO ESATTO DELL’AGGUATO

Massimo Caroppo-3Per capire cosa possa essere accaduto, bisogna partire dal luogo in cui all’improvviso Caroppo è balzato sulla scena, viale Fiorito. Forse solo lui stesso potrà svelare agli inquirenti quantomeno i tasselli principali della dinamica. Per ora, arrivato in ospedale, prima di essere sottoposto a un delicato intervento chirurgico (ha mandibola e uno zigomo spappolati, i proiettili sono ritenuti all’interno, ma non hanno leso il cervello) avrebbe dichiarato di essere stato vittima di un tentativo di rapina della sua auto. Un dato, questo, che non sembra convincere appieno la polizia.

La zona, San Ligorio, non è assolutamente un luogo di passaggio abituale. Una località buia, di notte, costellata da ville e villette sorte negli anni a macchia di leopardo. Dimore spesso isolate le une dalle altre, frammezzate da vaste aree di campagne. Gli inquirenti vogliono quindi capire se possa risultare verosimile la rapina sfociata nel sangue, o se invece l'uomo avesse appuntamento con qualcuno o se da quel qualcuno, lì, ci sia stato trascinato. Magari proprio sotto minaccia armata.

Il luogo si può raggiungere da via Adriatica, oppure svoltando dalla provinciale che collega Lecce alla marina di San Cataldo, poco dopo lo stadio. In un senso o nell’altro, bisogna percorrere per diversi chilometri via Roggerone, una tortuosa strada secondaria, poi svoltare verso via Vernaleone, poco prima dell'ingresso al centro sportivo "Victory club". Due traverse dopo, c’è viale Fiorito. Un posto molto appartato. E nelle prossime ore forse si saprà qualcosa in più, perché sarebbe stata trovata un’automobile parcheggiata. Forse, proprio quella della vittima.

Una cosa è certa: le prime tracce di sangue visibili appaiono all’improvviso all’altezza del civico 20, esattamente di fronte a un portone segnato dal tempo e dall’incuria di una dimora in stato d’abbandono. Da lì, una lunga scia di macchie ematiche si dipartono per una trentina di metri in direzione del civico 18. La prima villa abitata che s’incontra. Caroppo ha percorso il tragitto barcollando. E’ riuscito a citofonare e, quindi, a farsi soccorrere. Non sono stati trovati bossoli, ma potrebbe anche essere stata usata una pistola a tamburo.  

IL RACCONTO DELL'UOMO CHE L'HA SOCCORSO

“Mancavano pochi minuti alle 20 – spiega il proprietario della villa – quando ho sentito suonare alla porta. Mi sono trovato di fronte un uomo sanguinante, che si teneva una mano sul volto per tamponare una ferita da cui sgorgava molto sangue. 'Mi hanno sparato', ha detto con un filo di voce, 'aiutatemi'. Io l’ho sorretto e gli ho dato uno straccio per bloccare l’emorragia”.

Per terra, accanto a una pozza enorme di sangue scarlatto, c’è lo straccio azzurro utilizzato dal ferito e i guanti del personale del 118. “Dopo averlo soccorso – prosegue l’uomo – ho subito chiamato la polizia e un’ambulanza. Mi ha colpito, oltre i tatuaggi sulle braccia, il fatto che non avesse le scarpe, che indossasse solo dei calzini corti”. Un dettaglio, questo, non di poco conto e di cui gli investigatori dovranno tenere debitamente conto. Così come del fatto che nessuna delle persone residenti in quella casa avrebbe udito risuonare spari.

L'ASSASSINIO DEL FRATELLO, LE INDAGINI PER USURA 

Massimo Caroppo è, come detto, un nome già noto alle cronache giudiziarie. L’uomo fu arrestato ad agosto 2011 dai carabinieri del Nucleo operativo di Lecce, guidati dal capitano Biagio Marro, nell’ambito di un’inchiesta su presunti prestiti usurai con tassi d'interesse mensili pari al 10 per cento (che attraverso una micidiale progressione matematica giungevano a superare il 120 annuo). Con lui in manette finirono anche due suoi fratelli: Antonio e Damiano. In abbreviato fu condannato a 5 anni di reclusione, pena poi ridotta in appello a 2 anni e cinque mesi. 

20140509_211520-4I Caroppo (originari di Castrì), sono personaggi noti in città anche per un altro grave episodio di sangue avvenuto il 15 maggio del 2002. In quella tiepida serata di primavera due di loro furono vittime di un sanguinoso assalto a mano armata, una vera e propria imboscata, nel corso della quale morì il quarto fratello: Mario, gommista. Fu ammazzato di fronte al ristorante "Villa della Monaca". Nell'auto crivellata di colpi da un gruppo criminale, c’era anche Damiano.

Si scoprì che l'omicidio del gommista, sulla scorta delle indagini e dei successivi processi, fu commissionato dall'allora capo della Scu leccese Filippo Cerfeda, oggi collaboratore di giustizia. S'ipotizzò che la cena, durante la quale si sarebbero dovuti stilare accordi sulla spartizione del territorio, fosse solo un tranello.

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