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Cronaca Galatina

Moglie disabile in ospedale, il marito: " E' caduta". Ma finisce in carcere

Nei riguardi del 75enne erano stati disposti inizialmente i domiciliari per maltrattamenti e lesioni. Oggi, all'esito dell'interrogatorio di convalida, la giudice ha inasprito la misura cautelare, su richiesta della Procura

GALATINA – E’ stata inasprita la misura cautelare nei riguardi del 75enne accusato di aver picchiato la moglie disabile che si trova ancora in prognosi riservata presso l’ospedale di Galatina (come riportato in un precedente articolo).

Dai domiciliari, disposti provvisoriamente dalla Procura proprio in ragione del ricovero ospedaliero della malcapitata, l’uomo ora si trova in carcere. A deciderlo è stata oggi la giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lecce Maria Francesca Mariano, all’esito dell’interrogatorio di convalida.

La gip: “Incapacità assoluta di controllare i propri bassi istinti”

Il codice di procedura penale (articolo 275 comma 4) vieta l’applicazione della custodia in carcere per persone ultrasettantenni, tranne che nei casi di eccezionale rilevanza, laddove emergano elementi di “non comune, spiccatissimo e allarmante rilievo del pericolo”, come quelli constatati dalla giudice in questa vicenda.

“Basti osservare che l’uomo ha infierito su una moglie in sedia a rotelle, dunque impossibilitata a fuggire e a difendersi. Ha mostrato totale mancanza di rispetto per la sofferenza altrui, per la dignità altrui, per la vita di chi condivideva la sua stessa casa”: l’affondo della gip nell’ordinanza. “Tale incapacità di controllare i propri bassi istinti deve essere contenuta solo nella forma maggiormente afflittiva, atteso che chi abbia sprigionato una tale carica di violenza – si ribadisce – senza remora alcuna, reiterandola una seconda volta dopo che la moglie era stata dimessa dall’ospedale con le prime lesioni fino a ridurla nello stato in cui si trova adesso in ospedale in prognosi riservata, è in grado di reiterare quel delitto verso la stessa vittima e verso altre persone, in totale spregio all’età anagrafica che ben diversi comportamenti avrebbe dovuto suggerire se la maturità e l’equilibrio degli anni fossero stati un punto di arrivo della vecchiaia”: si legge in un successivo passaggio del provvedimento.

Il trasporto in ospedale e il racconto dei nipoti

La donna era finita nell’ospedale di Gallipoli il 24 maggio scorso con un trauma facciale e la frattura del naso con rottura dei denti dell’arcata inferiore, ma ai medici raccontò di essere caduta in casa. Fu dimessa e il giorno seguente i nipoti andarono a trovarla per accompagnarla nuovamente in ospedale per il controllo, ma notarono che aveva il labbro sanguinante; chiesero così spiegazioni al coniuge, e filmarono il litigio con il cellulare. Nel video, si vedrebbe la vittima fare gesti in cui esprimeva di essere stata picchiata, circostanza che, stando all’ultimo certificato medico, la stessa avrebbe riferito anche al personale ospedaliero.

Nella denuncia sporta nel commissariato di Galatina, i familiari hanno riferito di nutrire da tempo sospetti di condotte violente da parte dell'uomo, avendo notato in più circostanze lividi sul volto della malcapitata spesso nascosti attraverso gli occhiali  da sole, ritenendo che la nonna non l'avesse denunciato perché spaventata dal marito assuntore di alcol.

La versione dell’uomo: “Era caduta in casa”

Durante l’interrogatorio, assistito dall’avvocato Roberto Rella, l’arrestato ha negato gli addebiti, raccontando di prendersi cura della moglie. Secondo la sua ricostruzione dei fatti, le prime lesioni sarebbero dipese da una caduta, mentre la fuoriuscita di sangue dal labbro riscontrata il giorno seguente sarebbe dipesa da una manovra dell’oculista in ospedale.

La giudice ha tuttavia rilevato che dalle cartelle cliniche non c’è traccia di una consulenza oculistica.

La difesa aveva sollecitato i domiciliari in un luogo diverso dall’abitazione familiare, ma la giudice (per le ragioni sopra esposte), ha ritenuto che il rischio di reiterazione del reato sarebbe comunque troppo alto, così come quello di inquinamento probatorio, considerato che la signora non è ancora stata ascoltata dagli inquirenti e potrebbe essere indotta dall’indagato a tacere o a mentire.

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