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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca Carmiano

Molestie a una famiglia: vicina “dispettosa” condannata per stalking

La sentenza ha riconosciuto il reato di atti persecutori nella vicenda avvenuta in una palazzina a Carmiano. Quattro mesi di reclusione sono stati inflitti a una 56enne che avrebbe reso impossibile la vita a una coppia e alla figlia

CARMIANO - Quando varcarono la soglia della nuova casa, avevano una valigia piena di entusiasmo e felicità. Quello, invece, per due coniugi e la figlia, sarebbe stato solo l’inizio di un incubo durato quindici anni. Anni di quotidiane molestie e angherie subite dalla vicina che, per motivi inesistenti, non avrebbe perso occasione per rompere il loro equilibrio familiare. Al punto che i tre, sfiniti, decisero di rivolgersi alla magistratura, dando il via a un procedimento terminato due giorni fa, in primo grado, con la condanna dell’inquilina del piano superiore.

La giudice della prima sezione penale del tribunale di Lecce le ha inflitto quattro mesi di reclusione, col beneficio della pena sospesa, e le ha imposto anche il risarcimento del danno per ottomila euro.

La sentenza ha dunque riconosciuto che le ripetute vessazioni da parte di un vicino di casa che abbiano effetti negativi sia in merito alle abitudini di vita che sulla salute psicologica delle vittime, siano inquadrabili nel reato di stalking.

Stando all’accusa, le cose sarebbero degenerate nel 2010, quando l’imputata e il marito avrebbero iniziato a inviare attraverso il loro legale una serie di lettere di lamentele, senza fondamento, che riguardavano per esempio il rumore prodotto dal condizionatore d’aria, l’altezza degli alberi in giardino, il posizionamento dei bidoni della raccolta differenziata.

Per vendetta, l’imputata, una 56enne di Carmiano, avrebbe camminato con i tacchi a qualunque ora del giorno e nelle ore serali, spostato mobili, e tenuto lo stereo ad alto volume. Non solo. Avrebbe rivolto anche offese ai malcapitati del tipo: “Se tua moglie continua ad accendere gli zampironi, chiamo i carabinieri, papasciune”, “sei una fogna”, “cce si brutta”. A causa di questa situazione, la figlia della coppia presa di mira spesso si sarebbe spostata in casa di un’amica per trovare concentrazione nello studio, e la madre avrebbe subito gravi disturbi di ansia.

Al banco degli imputati, c’era anche il marito della 56enne, ma per lui il verdetto è stato di assoluzione “per non aver commesso il fatto”.

Tra i reati contestati, oltre allo stalking, quelli di ingiurie e minacce: il primo è “caduto” poiché non è più previsto dalla legge come reato, l’altro perché, secondo la giudice, “il fatto non sussiste”.

La famiglia era parte civile al processo con l’avvocato Roberto Rella.

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