Clima teso a Monteroni: data alle fiamme la Renault Twingo del fratello del rapitore

L'auto era posteggiata in via Dante. Sul posto pompieri e carabinieri. E' rimasta intatta una Fiat Punto appartenente sempre alla famiglia di Giovanni Giancane, accusato con Valentina Piccinonno del sequestro di una bimba di 6 anni, subito liberata. Il sindaco: "No alla giustiza fai da te"

Monteroni, via Dante: il punto in cui è divampato l'incendio. Sul lato opposto, la Punto del sequestratore (foto di Antonio Quarta).

MONTERONI DI LECCE – La tensione è alta. Molto alta. Il rapimento a Monteroni di Lecce di una bimba di 6 anni, figlia di una coppia di cittadini bulgari, è durato lo spazio di poche ore. I carabinieri della stazione locale e del Nucleo operativo della compagnia di Lecce sono stati tanto rapidi quanto efficaci nel risolvere il caso, ammanettando gli individui ritenuti responsabili di un episodio nel Salento quasi del tutto inedito: Giovanni Giancane, monteronese, e Valentina Piccinonno, leccese.

E tuttavia, la vicenda ha provocato tali sussulti e malumori, che la notte scorsa ignoti hanno dato libero sfogo a tutta la loro rabbia, appiccando le fiamme all’autovettura del fratello dell’uomo arrestato, l’incolpevole Stefano Giancane. E' rimasto invece intatto un altro veicolo, parcheggiato nelle vicinanze. Paradossalmente, proprio quello di proprietà di Giovanni Giancane.  

Uno strascico inquietante, una vicenda per la quale i militari dipendenti dalla compagnia leccese sono di nuovo all’opera, indagando a tutto tondo per dare un nome e un volto ai responsabili.

Le piste sono varie, perché, se da un lato sarebbe fin troppo facile ricondurre l'episodio a individui appartenenti alla comunità bulgara presente nella zona (le indagini non lo escludono, ovviamente, tanto più che ieri il clima era rovente), si potrebbe anche ipotizzare che qualcuno del posto possa aver in qualche modo approfittato della situazione o inteso, con un distorto senso di giustizia, vendicare il delitto che ha gettato un'ombra sulla cittadina. 

Il veicolo, una Renault Twingo, era posteggiato in via Dante Alighieri, strada semicentrale del popoloso comune alle porte del capoluogo. E' qui, dunque, che qualcuno, usando una bottiglia piena di benzina, ha appiccato le fiamme all'utilitaria, per poi subito fuggire. Per spegnerle è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco del comando provinciale di Lecce. L'auto è andata distrutta ed è stata portata via con un carro attrezzi alle prime luci dell'alba. 

Il ritrovamento nelle vicinanze della già citata bottiglia da parte dei militari, ha fugato i dubbi circa la natura dolosa dell’evento. D’altro canto, sarebbe stata una coincidenza fin troppo singolare un cortocircuito proprio nella notte successiva all’arresto per un crimine di tal portata; ragion per cui, anche l’assenza di prove certe, avrebbe inevitabilmente suggerito d’indagare nel senso di un gesto volontario.  

Non è stata intaccata, invece, una Fiat Punto, pur appartenente proprio a Giovanni Giancane. Questa presenta il parabrezza scheggiato, ma probabilmente è l'effetto di un vecchio urto e non opera della notte scorsa. 

Le ipotesi possono essere diverse. A chi ha agito, potrebbe essere stato sufficiente colpire un solo veicolo: il classico atto di ritorsione trasversale; oppure, l’intenzione sarebbe stata quella di appiccare le fiamme a entrambe le auto, ma il passaggio di qualcuno potrebbe aver obbligato i malintenzionati a lasciare l’opera a metà. Più semplicemente, gli attentatori potrebbero non essere stati a conoscenza del fatto che la Punto appartenesse al presunto sequestratore e sono andati a colpo sicuro, colpendo quella del parente. 

Non è da escludere nemmeno che gli autori del gesto si siano accorti tardi di quella che in apparenza sembra una videocamera di sorveglianza installata sul balcone della villetta e che quindi siano fuggiti. In realtà, si tratta di un comune citofono. Non mancano però, in tutta la zona, veri occhi elettronici, installati in altre abitazioni e attività commerciali, e saranno proprio i filmati, in via d'acquisizione, le basi di partenza nell'inchiesta appena avviata dagli uomini comandanti dal tenente Alessio Perlorca. 

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Forte in queste ore il rammarico del sindaco di Monteroni, Lino Guido, che anche oggi è dovuto intervenire per rilasciare dichiarazioni, usando fra l'altro anche il suo profilo Facebook. "Ora basta, fermiamoci tutti", ha tuonato il primo cittadino. "Lo Stato ha dimostrato di esserci, attendiamo che la giustizia faccia il suo corso. Invito tutti alla calma. Gli autori di questi gesti sappiano che deploriamo apertamente il Far West e la giustizia fai da te nella nostra città". 

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