Assolto, ma indicizzato per sequestro di una bimba chiede danni a Google

Lui è uscito senza macchia dalla vicenda, ma i vecchi articoli permangono. E l'istanza di cancellazione finora è stata respinta. Giovanni Giancane, di Monteroni, si rivolge al giudice

Giancane, nella foto in basso.

LECCE – Una citazione al Tribunale di via Brenta contro Google per danni pari a 2 milioni di euro. E’ il conto presentato da Giovanni Giancane, 48enne di Monteroni di Lecce, al colosso dei motori di ricerca, tramite il suo legale, l’avvocato Daniele Scala. I dati riguardanti un episodio molto sgradevole in cui è rimasto coinvolto suo malgrado, visto che è stato assolto con formula piena il 13 marzo del 2015 per non aver commesso il fatto, continuano a girare su Internet tramite vecchi articoli riguardanti gli arresti e le vicende giudiziarie di quei giorni.

Le accuse e l’assoluzione

IMG-20171004-WA0023-2Giancane, infatti, fu accusato di aver partecipato con la principale imputata, Valentina Piccinonno, leccese, oggi 34enne, al rapimento di una bimba bulgara. Fatti avvenuti a Monteroni ai primi di giugno del 2014. La vicenda fu talmente particolare da varcare i confini locali e approdare anche su tv e giornali nazionali.

I carabinieri risolsero in breve il caso, Valentina Piccinonno fu rintracciata e poi processata, la bimba riconsegnata alla famiglia, ma Giancane stesso fu tirato in ballo nella storia, salvo essere riconosciuta in seguito la sua estraneità a ogni contestazione. La stessa sentenza del Tribunale penale non è stata impugnata, quindi per il 48enne l’assoluzione è divenuta definitiva.  

Tutto risolto? Dal punto di vista giudiziario, sicuramente. Certo, c’è ora la richiesta di risarcimento allo Stato per ingiusta detenzione (avanzati anche in questo caso, a settembre, poco più di 2 milioni di euro, tutto ancora da decidere), ma c’è anche il problema dei vecchi articoli che continuano a fluttuare online, richiamando quei giorni bui.     

Diritto di cronaca vs diritto all’oblio

La storia di Giancane rilancia un tema molto sentito nel mondo virtuale, dove gli effetti nella vita reale possono essere pesanti, a volta devastanti. Diritto di cronaca da una parte, diritto all’oblio dall’altra, una sfida incrociata tra informazione senza filtri e confini, e il desiderio di non essere più  menzionati, specie se risultati del tutto innocenti di fronte a certi accadimenti. Si tratta di una materia dai confini molto labili.

Giovanni Giancane, lo riconosce lui stesso, ha avuto un passato difficile. Nelle cronache, negli anni scorsi, è comparso in diverse occasioni. Ma non ci sta di certo ad essere additato come “rapitore di bambini”. E fra i motivi della richiesta di risarcimento, vi sono le ripercussioni psico-fisiche dovute a quella vicenda nonostante il pieno proscioglimento. Atti di autolesionismo e tentativi di suicidio sono documentati da medici e strutture sanitarie.

Indicizzato. Nonostante tutto

Il problema nasce principalmente dal ritrovarsi accostato di continuo a quella storia. Al punto da inviare a Google un’istanza di cancellazione dei suoi dati circa quella storia. Nulla da fare. La motivazione è facile da intuire: probabilmente, come già in altre occasioni, il motore di ricerca ha fatto leva sull’interesse pubblico, vista la rilevanza in sé del caso, sebbene a uscirne condannata sia stata una singola persona.

Il contrario di quanto sostiene Giancane tramite il suo avvocato: ormai, per lui, non c’è più rilevanza. Questo vale soprattutto per i vecchi articoli che Google richiama, quelli riguardanti i giorni dell’arresto e della detenzione (è stato in carcere dal 10 giugno 2014 al 1° luglio, poi domiciliari fino al 9 gennaio 2015). C’è poi da dire che, ricorrendo più volte il nome di Valentina Piccinonno in fatti di cronaca anche successivi, spesso sia richeggiato anche in seguito il nome di Giancane.

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Due volte nel 2014, altre due nel 2015, poi ancora una volta nel 2016 e più di recente, nel settembre scorso, lo stress psicofisico che sarebbe derivato da tutto ciò, ha portato a frequenti ricoveri. Google, infatti, continua a mantenere indicizzate sul motore di ricerca tutte le fonti relative al 48enne. E il richiamo continuo suona come una tortura. Scatta così, ora, una citazione in Tribunale a carico della società californiana che n’è proprietaria, la Google Inc. di Mountain View. L'udienza è fissata a Lecce per il 9 marzo 2018.  

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