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Clan Politi, il retroscena / Monteroni di Lecce

“Soffiate” al gruppo e stupefacenti: luce sinistra sul ruolo di un finanziere

Per il gip poche prove concrete che un militare 44enne di Monteroni possa essere inserito appieno nel contesto dell'associazione mafiosa. Ma durante le perquisizioni trovati chili di cocaina

MONTERONI di LECCE – Scampato all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, visto che è stata rigettata l’applicazione di una misura a suo carico, il destino era comunque annidato dietro l’angolo.

Per il giudice per le indagini preliminari Laura Liguori, infatti, non ci sono elementi sufficienti a sostenere la tesi che Gerardo Civino, 44enne di Monteroni di Lecce, abbia una tale contiguità con il clan Politi da essere parte attiva nell’agevolazone dell’associazione di tipo mafioso contestata dalla Dda. Ma quando all’alba di oggi i carabinieri del Ros di Lecce hanno svolto perquisizioni anche nei suoi ambienti domestici, hanno trovato un tale quantitativo di cocaina, ben 5 chili, che l’arresto in flagranza è stato inevitabile. Poi, per l’operazione “Filo di Arianna”, l’uomo resta indagato a piede libero. Ma è chiaro che tutto potrebbe essere visto sotto un’altra luce, dopo questo rinvenimento.

In un’ordinanza di oltre mille pagine, che ricostruisce come sia stata possibile la rinascita del clan Politi, dopo la scure abbattutasi con l’operazione “Labirinto” nel 2018, ogni singolo indagato meriterebbe un capitolo a sé. Almeno, fra quelli le cui posizioni sono ritenute rilevanti dagli inquirenti, per carisma, capacità organizzative, spessore criminale. A partire da Gabriele Tarantino, 44enne di Monteroni di Lecce, ritenuto il luogotenente del presunto boss Saulle Politi, colui che avrebbe preso in mano le redini degli affari dandovi continuità. E, tuttavia, quella di Civino è una delle figure che destano più inquietudine. Per un fatto molto semplice: è un appuntato della guardia di finanza, di stanza presso il Gruppo di Brindisi. Un’appartenenza, quello alle “fiamme gialle”, che avrebbe sfruttato anche rivelando notizie grazie alle quali sarebbe stato possibile consentire al clan di scansare qualche “sorpresa”.

Non solo talpa

Certo. Non una novità l’esistenza di esponenti delle forze dell’ordine infedeli. Sulla presenza di una talpa in un corpo di polizia, Martin Scorsese ci ha girato un’intera pellicola, The Departed, e i casi reali, nel tempo, sono stati purtroppo diversi. Anche nel Salento. Ma quello che contesta la Dda a Civino è di più. Molto di più. Per gli inquirenti, infatti, avrebbe custodito droga in casa per conto del gruppo, arrivando anche a tagliare e confezionare eroina. Avrebbe partecipato alla coltivazione di un cospicuo numero di piante di cannabis, mettendo persino a disposizione un proprio terreno. Sarebbe stato addirittura disponibile a fungere da corriere per il trasporto dello stupefacente, proprio in virtù del fatto di essere un finanziere e, dunque, virtualmente insospettabile e in grado di aggirare i colleghi.

Tante luci sinistre, dunque. Eppure non tutto è, per il gip, immediatamente comprovabile o tale da far ritenere che Civino fosse inserito appieno nella presunta associazione mafiosa. Certo, identificato come “Ge” o “Ger nelle chat intercettate, avrebbe avuto conoscenza diretta – di più, vera e propria sconsigliabile familiarità –, con il reggente del clan, tanto da incontrarsi con Tarantino persino in un periodo in cui quest’ultimo era confinato agli arresti domiciliari per un precedente arresto per droga. Ma la coltivazione di marijuana, per esempio, non basterebbe da sola a inquadrare il finanziere nel contesto associativo.

Allo stesso modo, non c’è conferma che Civino abbia realmente assunto l’incarico di trasportare droga. Della sua ipotetica disponibilità, se ne parlerebbe durante una conversazione con telefoni criptati in cui Tarantino e un trafficante non meglio identificato avrebbero discusso di questa possibilità per il trasferimento di 3 chili di cocaina. Anche perché si era in piena pandemia (marzo 2020) e vi erano ovvie difficoltà a movimentare le piazze di spaccio con il lockdown.

Casa sua come "base logistica"?

Dubbi si pone il gip, dagli elementi in possesso, anche sul fatto che l’abitazione del finanziere fosse una sorta di “base logistica” del clan. I colloqui intercettati offrirebbero spunti interessanti, da questo punto di vista, ma tutto sarebbe meritevole di approfondimenti. I gravi indizi di colpevolezza, però, vengono individuati in una di due “soffiate” che alla fine di gennaio del 2021 il finanziere avrebbe fornito, collegata a un’operazione che effettivamente si svolse il giorno successivo a Brindisi.

In una prima circostanza, a settembre del 2020, usando il telefono di Ludovico Tarantino, monteronese 29enne, cugino di Gabriele Tarantino, avrebbe consigliato a quest’ultimo di evitare di importare droga dall’Albania, perché sosteneva che la guardia di finanza brindisina aveva ricevuto delega dalla Procura per un’attività d’intercettazione.

Poi, a gennaio 2021, come detto, l’altra “spiata”. Ludovico Tarantino avrebbe avvisato il cugino di aver saputo, sempre da Civino, che era stato richiesto personale presso il proprio comando. Il che indicava un’imminente operazione. Il 28 gennaio la guardia di finanza di Brindisi arrestò effettivamente sei persone per corruzione.

Nel momento in cui Ludovico Tarantino avrebbe ricevuto l’indicazione dal finanziere, quest’ultimo avrebbe saputo solo dire che nella notte ci sarebbe stato “movimento”, senza ancora sapere se la situazione avrebbe riguardato la provincia di Lecce o quella di Brindisi, e tuttavia l’informazione sull’imminenza di un blitz era risultata più che fondata (il famoso caso riguardante il giudice civile Gianmarco Galiano, ora giunto nella fase dibattimentale). Comunque, sempre poco per emettere una misura restrittiva. Ma tant’è. Il ritrovamento di cocaina di oggi (circostanza per cui si procederà separatamente) potrebbe suggerire che forse, su quel passaggio riguardante casa del militare come “base logistica”, le ipotesi di Ros dei carabinieri e Dda non fossero del tutto campate in aria.

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