Cronaca Monteroni di Lecce

La fuga dal Policlinico di “Lupin” dura 18 ore: ripreso a Lecce nel vecchio “Fazzi”

Vincenzo Rossetti, 39enne di Monteroni di Lecce, detenuto a Bari, è scappato ieri sera. Portato in ospedale, durante alcuni prelievi ematici, prima avrebbe spintonato due agenti, poi rifilato una testata a un vigilante. Nel pomeriggio però si è presentato al Centro di salute mentale, in piazza Bottazzi, nel capoluogo salentino

LECCE – Si fa chiamare Lupin. I furti e le rapine hanno rappresentato fino a oggi le sue specialità – per mesi è riuscito a farla franca, prima di essere arrestato -, ma la disperata evasione da film di ieri sera è durata lo spazio di diciotto ore. Diciotto ore tutte da ricostruire, quelle che da Bari l’hanno condotto fino a Lecce, in cui potrebbe aver avuto anche qualche supporto. Qui s’insinueranno altre indagini, eventualmente, ma, intanto, una cosa è certa: Vincenzo Rossetti, 39enne di Monteroni di Lecce, non avrebbe potuto percorrere troppe strade. E alle 16 di oggi era già dento una volante di polizia.

È un soggetto evidentemente bisognoso di aiuto e l’ha dimostrato in modo chiaro una volta che, arrivato nel capoluogo salentino, dopo aver trascorso la notte chissà dove, si è presentato nel primo pomeriggio presso il Centro di salute mentale della cittadella della Salute, in piazza Bottazzi a Lecce. Quello che per i leccesi è il vecchio ospedale “Vito Fazzi”. E lì, una volta riconosciuto dai sanitari che l’hanno visto entrare, è stato raggiunto in breve tempo dagli agenti delle volanti e dagli uomini della squadra mobile della questura di Lecce. Le sirene accese delle auto della polizia si sono sentiti chiaramente intorno alle 15,20 squarciare l’aria nel quartiere Leuca di Lecce. E nel frattempo, la Uilpa, sigla sindacale della polizia penitenziaria, la stessa che questa mattina aveva reso pubblica la notizia dell’evasione, aveva già inoltrato una comunicazione sul rintraccio.

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Di sicuro, il caso Rossetti, associato ad altri episodi, ha scatenato una ridda di polemiche a livello nazionale. “È disfatta”, ha commentato con amarezza questa mattina Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa, sindacato di polizia penitenziaria. In mattinata, era stata proprio la sua sigla a diffondere le prime informazioni su una fuga che – fatta la debita eccezione per l’assenza di una pericolosa sparatoria nei corridoi dell’ospedale “Vito Fazzi” – ha diverse somiglianze con quella, clamorosa, di Fabio Perrone da Trepuzzi, alias Triglietta (condannato all’ergastolo per omicidio), avvenuta il 6 novembre del 2015. Triglietta fu poi scovato e arrestato il 9 gennaio del 2016, dopo 63 giorni. Lupin, decisamente meno lucido, non è durato più di 18 ore.  

Ma intanto, appunto, “è disfatta”, del sistema. “Dopo le cinque evasioni nel solo mese di agosto scorso, i parti avvenuti in carcere, la sparatoria di Frosinone, quest’ennesima fuga di un detenuto non fa altro che confermare la disfatta del sistema penitenziario di cui il ministero della Giustizia e il Governo dovrebbero prendere concretamente atto, anziché esercitarsi in vuoti proclami o, al più, ricorrere a palliativi”, ha detto De Fazio. “Ormai, come addetti ai lavori, ogni giorno ci chiediamo solo cosa e dove succederà, ma abbiamo assoluta certezza che qualcosa di grave accadrà e i fatti, nostro malgrado, ce lo confermano”.

La fuga alle 22,30

La fuga di Rossetti, detenuto nel carcere di Bari e in attesa di giudizio, risale alle 22,30 circa di ieri. “Per quanto si è potuto apprendere – ha spiegato De Fazio questa mattina -, nel mentre si sottoponeva ad alcuni prelievi ematici avrebbe spintonato violentemente i due agenti di polizia penitenziaria di scorta, avrebbe colpito con una violentissima testata una guardia giurata del policlinico e si sarebbe dato alla fuga cercando di dirigersi alla vicina fermata ferroviaria, dove però non sarebbe riuscito a entrare. Immediate sono scattate le ricerche della polizia penitenziaria e delle altre forze dell’ordine, sinora tuttavia senza esito”. Pare che in ospedale vi sia arrivato dopo aver ingerito un corpo estraneo, probabilmente una lametta. Forse, il piano era già stato ordito. O, forse, Rossetti ha solo approfittato della situazione. Anche questo è un aspetto da chiarire.

La rabbia del sindacato

“In tutto questo – ha continuato il segretario della Uilpa Pp, soffermandosi sugli aspetti politici di tali vicende –, non solo registriamo l’assenza del Governo e l’insipienza del Ministero della giustizia, ma constatiamo che quando si decide di intervenire lo si fa addirittura nel senso contrario a quello invocato dagli operatori, come nel caso delle direttive sulle perquisizioni di qualche giorno fa. Difatti, nel mentre si prende clamorosamente atto che nelle carceri arrivano con facilità persino le armi da fuoco, come a Frosinone, e il Corpo di polizia penitenziaria invoca protocolli d’intervento, dal ministero partoriscono disposizioni che sono destinate a imbrigliare ulteriormente l’operatività della polizia penitenziaria e a rendere più lente, difficoltose e prevedibili, se non preannunciate, le perquisizioni straordinarie; in altre parole, quelle perquisizioni che venivano fatte con carattere di urgenza e a sorpresa proprio in circostanze sospette”.

Video | Le dichiazioni di De Fazio

“Parimenti – ha argomentato ancora De Fazio –, non ci sono segnali concreti nella direzione del rafforzamento degli organici, sono 17mila le unità di polizia penitenziaria mancanti, e dell’implementazione degli equipaggiamenti: mai come in questo caso sarebbe stato risolutivo il taser o altro dispositivo analogo”.

“Ribadiamo che sulle gravissime disfunzioni delle carceri e la mortificazione degli operatori per colpa della politica va costituita una vera e propria unità di crisi sotto l’egida di Palazzo Chigi e vanno adottate misure immediate con decretazione d’urgenza; in mancanza, il sistema collasserà definitivamente. Anche per queste ragioni – conclude –, già nelle prossime ore valuteremo insieme ad altre organizzazioni sindacali rappresentative le iniziative da intraprendere e che a questo punto appaiono, nostro malgrado, inevitabili”.

E la polemica è rimasta intatta anche dopo il rintraccio. “Si raddrizza, in qualche modo, una giornata iniziata stortissima con la notizia di un’evasione, ieri sera, dal policlinico di Bari e un’altra, fotocopia, stamattina dall’ospedale San Martino di Genova”, ha detto De Fazio, soffermandosi anche su un caso fotocopia in Liguria, riguardante un 22enne detenuto marocchino, pure questo fermato a breve. “Se si aggiusta la giornata – ha aggiunto -, non è così per i mali del sistema e tanti altri pessimi giorni si prevedono per l’avvenire se a uscire dalla latitanza sulle politiche penitenziarie non saranno il ministero della Giustizia e il Governo”.

I precedenti di Rossetti

Tornando a Rossetti, il suo nome è ben noto alle forze dell'ordine e in particolare ai carabinieri della Sezione operativa della compagnia di Lecce. Dopo averlo bloccato in flagranza, nella notte fra il 6 e il 7 aprile in seguito a ben tre furti in sequenza, nel proseguimento delle indagini, gliene sono stati contestati una dozzina di altri, tutti ai danni di attività commerciali della provincia di Lecce. L’uomo, peraltro, annoverava già precedenti per rapina, in una farmacia del rione San Pio di Lecce, in concorso con un altro soggetto.

Interviene anche l'Osapp

Un’altra sigla sindacale dei penitenziari, l’Osapp, è intervenuta poche ore dopo sulla vicenda, una volta appresa la notizia di Bari e, tramite il segretario regionale Ruggiero Damato, ha ricordato: “Non più tardi di venerdì 22 settembre scorso, abbiamo consegnato simbolicamente le chiavi degli istituti penitenziari pugliesi al prefetto di Bari, e abbiamo avanzato richiesta di una sorta di convocazione di un comitato della sicurezza pugliese con tutti i prefetti della regione. Pur sapendo che giuridicamente non vi è un comitato regionale, pensiamo che possa essere riunito in deroga alle attuali norme vista la gravità degli eventi successi, non ultima l'evasione della scorsa sera”.

“Sarebbe opportuno commissariare il provveditorato regionale Puglia – ha continuato Damato -, e prevedere una guida diversa”, anche se la vera richiesta è quella di “una convocazione presso Palazzo Chigi da parte del presidente del consiglio Mario Draghi”, come già fatto in occasione della consegna delle chiavi al prefetto di Bari. “Riteniamo che sia attualmente l'unica figura istituzionale a poter dare delle garanzie e ridare fiducia a uomini e donne ormai nello sconforto totale”.

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