Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Coltivazione di cannabis in casa, thc troppo basso. E il giudice lo assolve

Si è conclusa con un’assoluzione piena, perché il fatto non sussiste, la curiosa vicenda giudiziaria che ha visto come protagonista Antonio Quarta, 53enne Monteroni. Fondamentale è stata la perizia effettuata dal consulente della Procura

Foto d'archivio (@TM News/Infophoto).

LECCE – “La percentuale di principio attivo (Thc) presente è pari allo 0,2 per cento, pertanto non è possibile classificare con esattezza il tipo di piante sequestrate”. Si è conclusa con un’assoluzione piena, perché il fatto non sussiste, la curiosa vicenda giudiziaria che ha visto come protagonista Antonio Quarta, 53enne Monteroni finito a giudizio per una presunta coltivazione di piante di marijuana.

I fatti risalgono al 29 maggio del 2012, quando i carabinieri fecero irruzione in un locale a Monteroni, trovandosi di fronte ad una vera e propria serra con tanto di sistema d’illuminazione e riscaldamento controllato da timer e termometro. La stagnola presente sulle pareti, utilizzata per amplificare l'irraggiamento del calore, fece da subito dedurre che non si trattasse di un orto comune.

L'impianto di irrigazione davanti alle 38 piantine di marijuana, peraltro perfettamente curate,  ne diede la conferma. Furono anche rinvenute alcune dispense contenenti le illustrazioni per una buona coltivazione, scaricate dal web. Un kit pronto uso per dilettanti del settore. Tutto il materiale finì nelle mani dei militari. Inizialmente i sospetti si concentrarono su un 28enne del posto, arrestato e poi scagionato. Le indagini, infatti, si focalizzarono sul proprietario del locale: Antonio Quarta.

Il “coupe de theatre”, però, è giunto dalle analisi del consulente tecnico nominato dal pubblico ministero Paola Guglielmi che ha evidenziato, come detto, una percentuale di principio attivo (Thc) pari allo 0,2 per cento. La legge stabilisce che la coltivazione di pianta di canapa è consentita se il Thc è inferiore allo 0,2 per cento (Cannabis sativa), ritenendo sostanze stupefacenti quelle con una percentuale superiore allo 0,2 per cento (Cannabis indica). Quello esaminato oggi è un caso limite, a metà tra le due ipotesi. Pertanto, quelle coltivate dall’imputato possono essere equiparate a piante di basilico o qualsiasi altra spezia.

Il giudice pertanto, accogliendo in pieno la tesi difensiva dell’imputato, assistito dall’avvocato Massimo Bellini, non ha potuto fare altro che assolvere il 53enne con la formula del fatto non sussiste.

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