Morte sospetta di un 48enne, medico e Asl dovranno risarcire i famigliari

La sentenza di assoluzione in primo grado è stata impugnata dalle parti civili. I giudici hanno accolto la richiesta di risarcimento

LECCE – Sotto il profilo penale, la vicenda si è chiusa con un’assoluzione piena, perché il fatto non sussiste. Il giudice monocratico della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce, aveva stabilito che non era stata alcuna negligenza, imperizia o colpa medica a causare la morte di Cosimo Carmelo Saracino, 48 anni, di Trepuzzi, assolvendo Nicola Petracca, ex medico del pronto soccorso dell'ospedale di Campi Salentina (ora in pensione) imputato nell'ambito del procedimento.

Una sentenza che la Procura non ha impugnato, al contrario delle parti civili, rappresentate dagli avvocati Paolo Spalluto, Lavinia Gala, Paolo De Giorgi e Francesco Perrone. Nell’atto d’impugnazione (ai soli fini civili come previsto dalla legge) gli avvocati Spalluto e Gala aveva evidenziato il difetto di motivazione della sentenza di primo grado e il certosino lavoro svolto dal medico legale nominato dalla Procura, evidenziando responsabilità colpose. In appello i giudici hanno condannato Petracca a risarcire, in solido con la Asl di Lecce nominata come responsabile civile, i famigliari della vittima.

Il decesso risale al lontano novembre 2006, ma a ottobre 2011 (a distanza di oltre cinque anni), dopo la denuncia presentata dalla vedova, il pubblico ministero Carmen Ruggiero aveva disposto la riesumazione del cadavere e l'autopsia per fare chiarezza sulle cause della morte. Dopo l'esame autoptico, il medico legale Ermenegildo Colosimo, aveva evidenziato presunte negligenze di natura medica. Nel registro degli indagati era stato iscritto quindi il nome di Petracca. Una tesi confutata dai consulenti nominati dall’imputato (assistito dall’avvocato Cosimo Rampino) e dalla Asl (assistita dall’avvocato Ester Memola): i medici legali Roberto Vaglio e Alberto Tortorella, e il cardiologo Giuseppe De Giorgi. Gli esperti avevano evidenziato come a distanza di oltre cinque anni fosse impossibile stabilire eventuali patologie cardiache.

Secondo l'ipotesi accusatoria, infatti, Cosimo Carmelo Saracino, dopo aver accusato un malore si recò al pronto soccorso, dove fu sottoposto a elettrocardiogramma. Gli esami non riscontrarono alcuna patologia tale da giustificare il ricovero nonostante l'uomo, secondo quanto emerso dall'autopsia, avesse una situazione coronarica-cardiaca visibilmente compromessa. Saracino tornò a casa ma successivamente la situazione si aggravò.

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Nel corso delle indagini erano state acquisite le cartelle cliniche e la documentazione sanitaria del paziente. In particolare, nella richiesta di rinvio a giudizio, l’accusa aveva ipotizzato che il medico avesse “erroneamente diagnosticato che Saracino era affetto da dolore intercostale da raffreddamento e non di origine cardiaca, omettendo di trattenere il paziente in osservazione presso la struttura ospedaliera”. L'ipotesi di reato a carico del medico era di omicidio colposo.

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