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Cronaca

Morì a causa del Covid, per il giudice: “Non ebbero colpa i 22 indagati”

Archiviata l’inchiesta sul decesso di Abbondanza Antonia Marra, 73 enne di Ruffano, avvenuto il 2 novembre del 2020, nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce

RUFFANO - “Non si può ritenere che la sospensione della terapia farmacologica costituì una concausa del decesso di Abbondanza Antonia Marra, di Ruffano, anche alla luce del fatto che è d’obbligo tenere presenti le patologie di cui era affetta la signora al momento della morte”: è questa la conclusione cui è giunto il giudice Sergio Tosi che, nei giorni scorsi, ha disposto l’archiviazione del procedimento con 22 indagati per "responsabilità colposa per morte in ambito sanitario", tra medici e paramedici, che ebbero in cura la donna, deceduta all’età di 73 anni, il 2 novembre del 2020, nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce.

Il gip ha dunque accolto l’istanza di archiviazione avanzata dal pubblico ministero Luigi Mastroniani, alla quale si era opposta, chiedendo ulteriori indagini, la famiglia - attraverso gli avvocati Alvaro e Antonio Storella - secondo cui la defunta (affetta sin dal 1980 da una grave sindrome che l’aveva resa invalida civile al 100 per cento) fu privata di farmaci salvavita, ignorata delle condizioni iniziali di salute e curata con farmaci deleteri.
Determinante nella scelta del giudice Tosi, è stata innanzitutto la consulenza tecnica svolta per conto della Procura dai medici Domenico Suma e Roberto Vaglio che non solo confermarono quanto era già noto, ossia che il cuore della paziente cessò di battere per “polmonite a focolai multipli da Sars Cov-2 con insufficienza respiratoria”, ma stabilirono anche che il comportamento del personale sanitario fosse esente da censure.
Nell’ordinanza, il gip ha tenuto conto inoltre del contesto in cui è avvenuto il decesso della donna - il nostro Paese viveva la seconda drammatica ondata della pandemia -  precisando che il decreto legge del 1° aprile del 2021, numero 44, (all'articolo 3 bis) solleciti a considerare una riparametrazione della responsabilità medica durante lo stato di emergenza epidemologica. 
In particolare, la norma prevede che il giudice tenga in considerazione, tra i fattori che possono escludere la gravità della colpa, la “limitatezza delle conoscenze scientifiche al momento del  fatto sulle patologie da SARS-CoV-2 e sulle  terapie  appropriate”, la “scarsità  delle  risorse  umane  e  materiali   concretamente disponibili in relazione al numero dei casi da  trattare”  e “del minor grado di esperienza e  conoscenze  tecniche  possedute  dal personale non specializzato impiegato per far fronte all'emergenza”.
A difendere gli indagati, ci hanno pensato gli avvocati Viviana Labruzzo, Giovanni Bellisario, Ester Nemola, Mario Ingrosso, Gabriele Valentini.


 

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