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Archiviato nel 2021 per omicidio colposo / Montesano Salentino

Morì dissanguato dopo una lite, nuove ipotesi. Indagati la fidanzata e operatori del 118

Riaperto il caso sulla morte di Giorgio Simone, il 28enne di Montesano Salentino, deceduto nell’aprile del 2020 nel Piacentino per una emorragia. Determinanti gli accertamenti di avvocati e criminologi della famiglia. Si attende esito incidente probatorio

MONTESANO SALENTINO – A poco più di tre anni dal tragico episodio c’è una nuova svolta nelle indagini sulla morte del giovane operatore sanitario, originario di Montesano Salentino, Giorgio Simone, avvenuta il 16 aprile del 2020, in un’abitazione di Ancarano di Rivergaro nel Piacentino.

E la procura emiliana, che ha riaperto il caso grazie anche agli approfondimenti d’indagine forniti dalla famiglia, dopo una prima archiviazione del 2021 nell’inchiesta avviata per omicidio colposo, ha ora iscritto nel registro degli indagati ben sei persone. Tra queste anche la fidanzata e cinque operatori del servizio di emergenza del 118 intervenuti quella sera per i soccorsi e il trasporto d’urgenza in ospedale.

Il 28enne salentino morì dissanguato, quella notte, nell'appartamento che divideva con la fidanzata, un’infermiera, in seguito a quello che, in un primo momento, era stato ricostruito come un fatale incidente domestico legato ad una lite in casa tra la coppia e a seguito di un calcio sferrato dal giovane contro una porta a vetri.

Secondo quella primaria ricostruzione dell'accaduto il 28enne proprio in seguito ad una lite con la compagna, che conviveva con lui, avrebbe tirato un calcio contro una porta, dopo che la ragazza in seguito alla discussione, aveva deciso di chiudersi nella sua stanza. Con quel gesto irruento avrebbe sfondato il vetro, procurandosi però un taglio talmente profondo al polpaccio tale da procurare un’emorragia letale.

Una versione e una ricostruzione dell’accaduto che non hanno mai convinto i familiari del giovane salentino che, pur non opponendosi inizialmente alla richiesta di archiviazione avanzata dalla procura, hanno poi affidato ad avvocati, consulenti e criminologici gli accertamenti sul caso per la ricerca della verità. E per fare chiarezza sino in fondo sulla morte del figlio e su quanto avvenuto quella sera, in pieno periodo pandemico, nell’abitazione al primo piano dove risiedevano i due fidanzati.

Ed è proprio in seguito ad una nuova denuncia-querela presentata dal legale della famiglia, l’avvocato Fabrizio Ferilli, sulla base anche del lavoro e della consulenza formulata, dopo un anno intenso di ricerca  e approfondimento (svolto anche con sopralluoghi nell’abitazione di Ancarano di Rivergaro) della criminologa Isabel Martina, che il pubblico ministero ora titolare dell’inchiesta, Ornella Chicca, ha riacceso il faro sulla vicenda che ha portato ai nuovi risvolti giudiziari.

La procura, così come accertato anche da Piacenza.it, ha iscritto nel registro degli indagati l’allora fidanzata della vittima, con l’accusa di omicidio preterintenzionale. Ed inoltre sono stati ulteriormente indagati per omicidio colposo e per lesioni personali colpose, anche gli operatori sanitari che quella sera del 16 aprile di tre anni addietro presero in consegna e in cura Giorgio Simone (due autisti soccorritori, due infermieri e una volontaria).

Secondo i nuovi elementi raccolti e contenuti anche nella consulenza di parte della famiglia, il tutto ora al vaglio della procura, nel corso della lite di quella tragica serata sarebbe stata la fidanzata a colpire il 28enne al petto e, a causa della forte spinta, lo avrebbe fatto scivolare all'indietro. Simone indossava solo i calzini e la superficie era altamente scivolosa: avrebbe quindi impattato contro il vetro della porta interna, sfondandolo e procurandosi, nelle successive fasi della caduta, le lesioni che lo hanno portato poi, purtroppo e inesorabilmente, alla morte.

Tutte ipotesi al momento che sono in fase di verifica e approfondimento. E la procura ha anche disposto un incidente probatorio al quale parteciperanno i periti incaricati dalla famiglia della vittima, i periti e gli avvocati che possono nominare gli indagati, e anche il consulente eventualmente incaricato dalla procura.

“E' stato un caso sofferto e che ha richiesto tantissimo studio delle dinamiche e della ricostruzione degli eventi” ha commentato in un post social la criminologa salentina Isabel Martina, “non è stato semplice, ma abbiamo creduto sin da subito che in questo caso c’era tanto da approfondire. Adesso attendiamo l’incidente probatorio certi che si possa fare giustizia e verità. Ad oggi sono sei gli indagati a vario titolo e sono fiduciosa del lavoro della procura di Piacenza che si è dimostrata attenta nell’accogliere la ricostruzione degli eventi”.

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Nel registro degli indagati sono stati iscritti anche i nomi di due infermieri, di due autisti soccorritori e di una volontaria di pubblica assistenza. Da accertare se nelle operazioni di soccorso, che si sono poi rivelate vane per salvare la vita a Giorgio Simone, ci siano state delle negligenze o anche dei ritardi come si evincerebbe anche dalle chiamate registrate al 118, poste agli atti. La presa in carico del giovane, gravemente ferito, presso l'ospedale di Piacenza sarebbe avvenuta, secondo le accuse, circa un'ora e mezza dopo l'invio dei soccorsi.

Nel tragitto verso ospedale pare che si sia verificato anche un incidente e che sia rotta l’ambulanza, e ne è poi stata fatta arrivare un'altra per proseguire il trasporto in ospedale. Situazioni che secondo le nuove ipotesi accusatorie “avrebbero vanificato la possibilità di mettere in atto idonee procedure salvavita, con il conseguente decesso del paziente”.    

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