Lunedì, 21 Giugno 2021
Cronaca

Morì dopo l'applicazione di un gesso, chiesta l'archiviazione per due medici

Secondo il consulente non è possibile affermare che una prolungata cura farmacologica avrebbe azzerato il rischio di trombosi

LECCE – Il sostituto procuratore Maria Vallefuoco ha chiesto l’archiviazione del procedimento aperto per la morte di Tiziana De Santis, la 42enne originaria di Squinzano deceduta il primo marzo scorso in circostanze sospette. L’autopsia, eseguita dal medico legale Roberto Vaglio dopo quasi due mesi dal decesso, aveva stabilito che a causare il decesso era stato un embolo. All’esame autoptico avevano partecipato anche il medico legale Francesco Faggiano, nominato dalla famiglia della donna, e Vincenzo Garzya, nominato dagli indagati, due medici dell’ospedale di Copertino, che avevano avuto in cura la 42enne. L’ipotesi di reato era di omicidio colposo per “ipotizzate condotte colpose dovute a negligenza, imprudenza, imperizia, inosservanza di leggi regolamenti ordini e discipline, nella cura della paziente”.

A dare avvio all’inchiesta l’esposto presentato dai famigliari della donna, assistiti dall’avvocato Paolo Spalluto. La donna aveva riportato una frattura composta alla gamba, che aveva richiesto l’applicazione di un gesso presso l’ospedale di Copertino. Dopo l’applicazione, la paziente era stata dimessa e aveva fatto ritorno a casa. Poi, improvvisamente, le condizioni della 42enne si erano aggravate. La donna aveva accusato un malore, con vertigini e forti dolori alla testa, tanto da costringere i suoi parenti a chiamare con urgenza il 118. L’ambulanza aveva raggiunto pochi minuti dopo l’abitazione della donna a Squinzano, ma la corsa si era rivelata inutile. I sanitari, dopo aver cercato di rianimare in ogni modo la 42enne e di raggiungere l’ospedale “Vito Fazzi”, non avevano potuto fare altro che costatare il decesso.

Una morte tanto improvvisa quanto inaspettata, che aveva spinto i famigliari della vittima a recarsi presso la stazione dei carabinieri per sporgere denuncia, evidenziando possibili relazioni tra le conseguenze e la cura della frattura e la morte della loro cara. Più che all’applicazione del gesso la morte potrebbe essere legata, secondo il consulente di parte, a un’errata cura farmacologica necessaria a evitare la formazione di emboli.

Secondo quanto emerso dalla consulenza medico legale, “la somministrazione dei farmaci avrebbe offerto maggiori chance di non sviluppare il processo trombotico”. Un rischio però ridotto ma non azzerato, che ha portato a non contestare l’ipotesi accusatoria. L’avvocato Spalluto depositerà istanza di opposizione all’archiviazione.

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