Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Morte Benincasa, no all'archiviazione. Il gip dispone l'imputazione coatta per cinque

Dopo una lunga battaglia legale, due richieste di archiviazione formulata dalla procura di Lecce e altrettante opposizioni presentate dai legali della famiglia, la vicenda giudiziaria relativa alla morte di Carlo Benincasa subisce uno scossone. Il gip ha disposto l’imputazione coatta per cinque persone

LECCE – Dopo una lunga battaglia legale, due richieste di archiviazione formulata dalla procura di Lecce e altrettante opposizioni presentate dai legali della famiglia, la vicenda giudiziaria relativa alla morte di Carlo Benincasa, figura storica della sinistra salentina e consigliere comunale del Partito democratico, scomparso il 19 aprile 2011, subisce uno scossone. Il gip del Tribunale di Lecce Vincenzo Brancato ha, infatti, disposto l’imputazione coatta per cinque persone con l’ipotesi di reato di omicidio colposo. Si tratta, in particolare, di un medico, due infermieri e altrettanti operatori di soccorso. Secondo la moglie e il figlio del politico, i soccorsi sarebbero arrivati presso l'abitazione dove Benincasa era stato colto da malore con alcuni minuti di ritardo rispetto a quanto previsto dalla legge: otto minuti per i centri urbani.

Secondo il pubblico ministero Emilio Arnesano, che aveva chiesto l’archiviazione anche sulla base anche delle consulenze redatte dai periti, non vi erano elementi idonei per sostenere l'accusa in giudizio. In particolare, vista la gravità della situazione e le condizioni di salute del politico salentino, anche un intervento più celere e l’utilizzo di un defibrillatore, oltre che un ricovero immediato del paziente, non avrebbero potuto scongiurare il decesso.

Diversa la tesi dei familiari del politico leccese, secondo cui non sarebbero stati solo i ritardi nell'arrivo dell'ambulanza del 118, ma anche il trattamento di primo intervento praticato dai sanitari. Una tesi sostenuta nelle due opposizioni alla richiesta di archiviazione del pubblico ministero presentata dai legali della famiglia Benincasa, gli avvocati Stefano Prontera e Paolo Pepe.

Per i legali, che si sono avvalsi anche il parere di un consulente di parte, il dottor Perrone, vi sarebbero stati “profili di negligenza, imprudenza e imperizia nell'assistenza prestata dai sanitari del 118, con l'attivazione di procedure nocive per Carlo Benincasa, tali da determinare un collasso delle condizioni dello stesso. In sintesi, secondo quanto evidenziato nell’atto di opposizione, vi sarebbero stati ritardi nell'intervento dei sanitari e negligenze degli stessi, che avrebbero accelerato un decesso che, con ogni probabilità, poteva essere evitato.

Una tesi che ha evidentemente, trovato nel riscontro nel gip. Ora gli atti torneranno alla Procura, che dovrà formulare le accuse a carico dei cinque indagati.

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