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Giovedì, 18 Aprile 2024
Cronaca

La morte del figlio, la separazione, poi denuncia l’ex per stalking. Ma l’accusa non regge

Assolto nei giorni scorsi un 70enne del Leccese. Per il giudice la vicenda può essere ricondotta a una situazione di conflittualità coniugale, aggravata dalla dolorosa perdita

LECCE - La vicenda può essere ricondotta a una situazione di conflittualità coniugale, aggravata dalla perdita del figlio 17enne in un incidente stradale: è uno dei passaggi principali della sentenza di assoluzione emessa nei giorni scorsi dal giudice Marco Marangio Mauro della prima sezione penale del tribunale di Lecce, nei riguardi di un 70enne originario di un comune nel Leccese, ma residente in Germania, finito al banco degli imputati per stalking ai danni della moglie.

Stando a quanto riferito nella denuncia, in seguito alla separazione avvenuta nel 2021, dopo oltre vent’anni di matrimonio, la donna sarebbe costretta a modificare abitudini di vita, trasferendosi in un altro comune, perché sarebbe stata minacciata di morte, assillata con numerose telefonate e pedinata, anche al cimitero, dall’ex che in più circostanze avrebbe fatto anche irruzione in casa.

L’uomo, inoltre, sempre secondo l’accusa, non avrebbe perso l’occasione di ferire la coniuge, attribuendole la responsabilità della scomparsa del figlio.

Nel corso del processo, tuttavia, il quadro degli eventi è stato ricostruito in modo non coincidente con quello raccontato dalla persona offesa.

In particolare, diversi testimoni hanno confermato di aver visto insieme la coppia, anche  in atteggiamenti non conflittuali come il fare la spesa,  nel periodo in cui si sarebbero svolti i fatti oggetto della contestazione; un teste, in particolare, ha riferito di essere a conoscenza della circostanza che il 70enne acquistò gli arredi per la nuova abitazione della signora.

La difesa, rappresentata dagli avvocati Giovanni Zecca e Antonio Scalcione, ha inoltre fatto presente che la presunta vittima avesse cercato telefonicamente l'imputato un numero di volte addirittura superiore a quanto fatto da quest'ultimo nei suoi riguardi.

Insomma, non è emersa la prova che la donna avesse un reale timore per la sua incolumità (elemento fondamentale a inquadrare il reato di stalking), considerato che, persino il giorno successivo alla denuncia, la stessa si sarebbe recata in casa del marito. Non si può escludere inoltre che lo stesso cambio di residenza sia dipeso più che dalla volontà di far perdere le proprie tracce, dalla sofferenza di restare in un luogo pieno di ricordi legati al figlio deceduto.

A seguito della sentenza, è stata revocata al 70enne la misura cautelare del divieto di avvicinamento e di avere contatti telefonici con la persona offesa (assistita dall’avvocato Andrea Bianco),  alla quale era stato sottoposto nell’ambito di questo procedimento.

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