Morte di Ivan Ciullo, s’indaga ancora. Perizia calligrafica sul biglietto d’addio

Il pm Vallefuoco ha affidato l’incarico per un accertamento grafologico sulla busta che conteneva il biglietto ritrovato nell’auto. Nuove rivelazioni dalla consulenza sui cellulari

Ivan Ciullo

LECCE - Un caso tutt’altro che definito e derubricabile come semplice suicidio. Proseguono infatti le indagini per accertare cosa sia realmente accaduto a Ivan Ciullo, il dj radiofonico trovato impiccato ad un albero d’ulivo il 22 giugno del 2015 nelle campagne di Acquarica del Capo. Un nuovo capitolo e vari approfondimenti si affacciano sul giallo della morte del giovane salentino sulla base delle nuove disposizioni impartite dalla procura di Lecce e nonostante gli esiti della perizia d’ufficio conferita dai magistrati inquirenti (a seguito dell’autopsia effettuata nel maggio scorso presso il cimitero di Acquarica) abbiano confermato, a dispetto di quanto sembrava essere palesato in un primo momento, l’ipotesi compatibile con quella del gesto estremo volontario di togliersi la vita.

Anche la procura ha inteso approfondire, ancor più, la vicenda e gli elementi di riscontro. Mentre il 27 settembre scorso i legali della famiglia di Ivan Ciullo, gli avvocati Paolo Maci e Valter Biscotti, avevano già provveduto a depositare presso gli uffici giudiziari le osservazioni e controdeduzioni, dei consulenti di parte Giuseppe Panichi e Roberto Lazzari, alle risultanze della perizia d’ufficio. In quell’occasione l’avvocato Maci aveva presentato anche l’istanza per il dissequestro del cellulare del giovane dj Navi che ancora risultata secretato dall’autorità giudiziaria. Proprio dall’esame dei tabulati e dalla memoria di quel telefono potrebbero giungere altri elementi importanti a sostegno della battaglia della famiglia di Ivan Ciullo che tende sempre più a scartare l’ipotesi del suicidio del figlio. E come per altro ribadiscono, nella nuova relazione, i consulenti di parte incaricati da mamma Rita Bortone e dal padre Sergio Martella, smontando punto per punto le risultanze dei periti della procura, i medici legali Francesco Introna e Alberto Tortorella. Tra le incongruenze rilevate anche quella dell’esame radiologico che evidenzia l’integrità dell’osso ioide del collo del tutto incompatibile con la ricostruzione del presunto suicidio lanciandosi dallo sgabello trovato nei pressi dell’albero, in località Le Calìe, nelle campagne di Acquarica del Capo, dove fu rinvenuto il corpo privo di vita di Ivan. Ma non solo. Un nuovo capitolo sembra schiudersi sul caso della morte del dj.                    

Per ben due volte il caso era stato archiviato e, forse troppo frettolosamente liquidato, come un suicidio anche sulla base del fatto che nell’auto del ragazzo fu ritrovata una busta con una lettera di addio rivolta verosimilmente ai genitori. Un foglio, battuto al computer, e non firmato, contenuto in una busta sulla quale erano presenti le uniche parole scritte a penna: “x Mamma e Sergio”. Ora anche su quel foglio e sulla veridicità di quel messaggio c’è voglia di fare piena luce. Il sostituto procuratore Maria Vallefuoco, oggi titolare dell’inchiesta, accogliendo anche le istanze dei genitori di Ivan  e dei loro avvocati, Valter Biscotti, Paolo Maci e Chiara Landolfo, proprio questa mattina ha deciso di conferire l’incarico per un accertamento grafologico all’esperta, Luciana Schirinzi.

Gli avvocati della famiglia di Ivan hanno nominato, contestualmente, il professor Maurizio D’Adamo quale consulente tecnico di parte. La perizia grafologica dovrà accertare se quelle parole sulla busta siano state scritte da Ivan, oppure dall’unica persona al momento iscritta nel registro degli indagati, o da altra persona, come ritengono i genitori del ragazzo che nell’intestazione della busta non hanno riconosciuto la calligrafia del figlio. La verifica grafica dovrà chiarire se il biglietto è stato effetivamente scritto e lasciato da Ivan o se invece si tratta di un messaggio manipolato da qualcuno.  

Tornando al nodo del cellulare, lo scorso 25 ottobre è stata inoltre depositata presso la procura la consulenza tecnica informatica svolta dall’ingegner Luigina Quarta, consulente nominato sempre dai genitori Rita Bortone e Sergio Martella, su due telefoni cellulari in uso ad Ivan. Ben 40 i giga di dati scaricati, 15 mila pagine da cui emergerebbero nuovi importanti elementi investigativi che verranno integrati nella consulenza investigativa del criminologo Roberto Lazzari che verrà depositata nei prossimi giorni. Un lavoro accurato che ha portato alla luce anche i file cancellati, i registri delle chiamate, in entrata e in uscita e altri dati che erano stati considerati irrecuperabili. Particolarmente significativi, ai fini delle indagini, i dati recuperati risalenti alle ultime ore di vita del giovane.

Video: le dichiarazioni dell'avvocato Biscotti

“Siamo molto soddisfatti per quello che sta accadendo in ordine alle indagini disposte dalla procura della Repubblica di Lecce” commenta l’avvocato Valter Biscotti, “nonostante le conclusioni del professor Introna che nella sua consulenza tecnica conclude per l’ipotesi suicidaria, la procura non è convinta, come non lo siamo noi. Infatti ha disposto la consulenza grafologica sul presunto biglietto d’addio. Ma c’è di più, abbiamo nuovi elementi che meritano di essere approfonditi. Il lavoro dei nostri consulenti sui cellulari di Ivan ha evidenziato due aspetti importanti” conclude il legale, “gli ultimi messaggi vocali di Ivan tutto lasciano intendere, meno che uno stato depressivo che possa averlo indotto al suicidio. Inoltre il telefono di Ivan è stato in attività ben oltre l’orario della morte ipotizzato fino ad ora”.

Dopo la riapertura del caso disposta dal pm Vallefuoco l’ipotesi di reato che compare sul nuovo fascicolo d’inchiesta al momento resta quella iniziale: istigazione al suicidio. E nel registro degli indagati, come atto dovuto, figura lo stesso uomo coinvolto nelle precedenti indagini con cui sembra che il giovane dj avesse una relazione definita “tormentata”. Su di lui la procura aveva già effettuato tutti gli accertamenti in merito, ma la sua posizione era stata subito archiviata. L’uomo è difeso dall’avvocato Giuseppe Minerva.

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