Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

Morte di un 44enne nel porto di Leuca, finisce a giudizio anche l'armatore

C'è un secondo imputato nel processo per la morte di Fabio Galati, il 44enne deceduto la sera dell'8 aprile 2014 nel porto di Leuca

LECCE – C’è un secondo imputato nel processo per la morte di Fabio Galati, l’uomo di 44 anni deceduto la sera dell’8 aprile 2014 nel porto di Santa Maria di Leuca. La vittima, un sub esperto, si era immerso per eseguire alcune manovre su un’imbarcazione. Sul natante, nello stesso momento, si stavano eseguendo alcuni lavori di saldatura. Circostanza che aveva portato gli inquirenti a ipotizzare un nesso di causalità tra l’intervento di manutenzione e la morte del 44enne.

Dopo il comandante della nave, Antonio Cristino, 40enne di Mola di Bari, a giudizio con l’accusa di omicidio colposo è finito anche l’armatore Giuseppe Cristino, originario di Mola di Bari. E’ quanto stabilito dal gup Antonia Martalò al termine dell’udienza preliminare.

L’esame autoptico, eseguito dal medico legale Alberto Tortorella, aveva archiviato il decesso come morte naturale. Tesi, però, confutata dal consulente di parte, il medico legale Roberto Vaglio, che nella sua perizia aveva evidenziato lo shock elettrico come causa del decesso. Una querelle medico-legale che aveva portato la Procura a chiedere l’incidente probatorio. Basilare in tal senso si è rivelata la consulenza dell’ingegnere elettrico Francesco Cosimo Orsini per stabilire una relazione diretta tra i lavori eseguiti sull’imbarcazione e la morte di Galati.

Galati ha perso la vita nel tentativo di liberare una cima impigliata nell’elica di un’imbarcazione, un peschereccio. Quando sul posto erano arrivati i sanitari del 118, erano già presenti i militari della capitaneria di porto di Gallipoli, per il 44enne non c'era più nulla da fare. Molto conosciuto in zona, lavorava d'estate come marittimo, conducendo le imbarcazioni turistiche, e aveva due figli ancora piccoli. Era nato a Basilea, in Svizzera, ma era residente a Castrigano del Capo.

Fondamentali si sono rivelate le indagini difensive svolte dal legale che assiste la famiglia, l’avvocato Eleonora Galante, che hanno portato all’acquisizione delle immagini delle videocamere di sorveglianza presenti nel porto turistico. 

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