Cronaca

Morte in raffineria, rigettate le eccezioni della difesa di Api e imputati

Era stata richiesta la nullità del decreto che dispone il giudizio e la richiesta di esclusione di tutte le parti civili

ANCONA – E’ entrato nella fase dibattimentale il processo a carico di amministratori e personale specializzato dell’Api raffineria Spa di Ancona, per il caso della morte di Francesco Fiore, di Veglie, avvenuta a 54 anni il 18 giugno del 2013 dopo un’agonia di venti giorni a causa di un incidente sul lavoro  nello stabilimento di Falconara Marittima.

Il giudice monocratico Francesca De Palma ha rigettato oggi tutte le eccezioni sollevate dalla difesa degli imputati e dell'Api stessa, difesa dall’avvocato Carlo Federico Grosso, i quali asserivano la nullità del decreto che dispone il giudizio e la richiesta di esclusione di tutte le parti civili. Tutto confutato dai legali difensori dei famigliari che si sono costituiti nel processo, Massimo Zecca, Giovanni Marzano e Giuseppe De Bartolomeo.

Nell’udienza del prossimo 3 novembre, saranno ascoltati i testi del pm, Irene Bilotta, ad esclusione dei consulenti tecnici.

Sotto processo, per omicidio colposo in concorso, sono finiti l’amministratore delegato dell’Api raffinerie anconetana (facente capo al gruppo industriale attivo nell’energia) Giancarlo Cogliati, 59enne, varesino; Francesco Lion, 62enne, padovano, responsabile del settore manutenzione; Michele Del Prete, 44enne di Falconara Marittima, responsabile del reparto ispezione; Pierfilippo Amurri, 57enne della provincia di Ancona, dirigente del settore operazioni; Monica Mais, 47enne di Senigallia, dirigente del settore produzione; Antonio Palma, 64enne di Taranto, legale rappresentante della Ferplast, l’azienda che aveva in carico i lavori nell’Api per i quali furono inviati nelle Marche Fiore e un suo collega, Gianni Calcagnile, oggi 47enne, anch’egli vegliese e rimasto ferito nelle medesime circostanze.

Fiore e Calcagnile, alla fine di luglio del 2013, arrivarono nella raffineria marchigiana per alcuni lavori, ma rimasero investiti da getti di vapore mentre operavano su alcune valvole di sicurezza. Fiore fu trasportato in ospedale, a Cesena, e morì la notte del 18 giugno 2013. Aveva lesioni sul 75 per cento del corpo. Calcagnile rimase gravemente ferito, ma si salvò.

Per la Procura, sarebbero tutti implicati nell’organizzazione e nell'esecuzione dei lavori su tredici valvole di sicurezza dell’impianto a vapore dello stabilimento, che, però, sarebbe stato in funzione, anziché fermo, con il rischio che avvenissero incidenti dovuti alla fuoriuscita di getti, in particolare nel corso delle operazioni di smontaggio di ogni singola valvola.

Il pm ha ravvisato anche altre presunte omissioni: le valvole non sarebbero state dotate di sensori di prossimità che permettessero di verificarne la chiusura dalla sala controllo e non sarebbero nemmeno stati disposti controlli sulla loro messa in sicurezza.

Nel gennaio scorso, il primo verdetto. Marco Benedettelli, 43enne, addetto della messa in sicurezza dell’impianto di Falconara, l’unico che avesse scelto di essere giudicato con il rito abbreviato, è stato condannato dal gup di Ancona, Francesca Zagoreo a sei mesi di reclusione (pena sospesa) per omicidio colposo legato.

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