Salentino morì in raffineria, saranno citate Api di Ancona Spa e Ferplast

Sono state ammesse tutte le parti civili nel processo sulla morte di Francesco Fiore, operaio di Veglie, avvenuta dopo venti giorni a causa delle ustioni. Un suo collega rimase ferito. Per conto di una ditta di Taranto stavano svolgendo lavori di manutenzione a Falconara. Sette sono gli indagati

Ciminiere di una raffineria (@TM News/Infophoto).

ANCONA – Sono state ammesse tutte le parti civili nel processo che verte sulla morte di Francesco Fiore, operaio 54enne di Veglie, avvenuta la notte del 18 giugno del 2013 nell’ospedale di Cesena. Il decesso fu la conseguenza di un incidente sul lavoro risalente a venti giorni prima nello stabilimento Api di Falconara Marittima. Si tratta dei prossimi congiunti della vittima, cognato, sorella e tre nipoti diretti.

Nell’udienza di oggi presso il Tribunale di Ancona, davanti al gup Francesca Zagoreo, s’è aperto anche un altro capitolo importante, perché è stata autorizzata nel frattempo la citazione per responsabilità civile sia dell’Api raffinerie Spa di Ancona (da cui dipende lo stabilimento di Falconara), sia la Ferplast Srl di Taranto, cioè l’azienda per conto della quale lavoravano Fiore e un suo collega, Gianni Calcagnile, anch’egli vegliese, di 45 anni, che quel giorno rimase a sua volta gravemente ferito.

Per quest’ultimo il pm Irene Pilotta aveva già aperto un ulteriore fascicolo per lesioni colpose che nella prossima udienza, prevista per il 20 aprile, dovrebbe essere riunito a quello riguardante il caso del suo più sfortunato collega.  

Sono sette le persone per le quali la Procura marchigiana ha richiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo in concorso. Si tratta di: Giancarlo Cogliati, 59enne, della provincia di Varese, amministratore delegato dell’Api; Francesco Lion, 62enne, padovano, responsabile del settore manutenzione; Michele Del Prete, 44enne di Falconara Marittima, responsabile del reparto ispezione; Pierfilippo Amurri, 57enne della provincia di Ancona, dirigente del settore operazioni; Monica Mais, 47enne di Senigallia, dirigente del settore produzione; Marco Benedettelli, 43enne, addetto della messa in sicurezza dell’impianto; Antonio Palma, 64enne di Taranto, legale rappresentante della Ferplast, l’azienda che aveva in carico i lavori nell’Api per i quali furono chiamati Fiore e Calcagnile. Uno degli indagati, Bendettelli, ha fatto richiesta per essere giudicato con il rito abbreviato.

Sarebbero tutti implicati, in base alle rispettive mansioni, nell’organizzazione e nell'esecuzione dei lavori su tredici valvole di sicurezza dell’impianto a vapore dello stabilimento. L’impianto sarebbe stato in funzione, anziché fermo, con il forte rischio di incidenti provocati dalla fuoriuscita di getti di vapore nelle operazioni di smontaggio di ogni singola valvola.

Vi sarebbero all’origine anche altre omissioni: le valvole non sarebbero state dotate di sensori di prossimità che permettessero di verificarne la chiusura dalla sala controllo e non sarebbero nemmeno stati disposti controlli sulla loro messa in sicurezza. I due operai rimasero dunque ustionati. In particolare, Fiore riportò lesioni sul 75 per cento del corpo che non gli diedero scampo. Si salvò, invece, il collega, pur riportando a sua volta profonde ferite.

I parenti di Fiore sono rappresentati dagli avvocati Massimo Zecca, Giovanni Marzano e Giuseppe De Bartolomeo, mentre Calcagnile dall’avvocato Roberto Frassanito. Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Vando Scheggia e Luigi Matteo. L’Api raffineria Spa di Ancona ha nominato come suo difensore Carlo Federico Grosso, la Ferplast è difesa da Michela Soldo.

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