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Morte sospetta di una donna, assoluzione con formula piena per tre medici

La vicenda relativa alla morte di Giovanna Greco, la 72enne Arnesano deceduta nel novembre del 2010 nell’ospedale “Vito Fazzi”

LECCE – Si è chiusa con un’assoluzione piena, perché il fatto non sussiste, la vicenda giudiziaria relativa alla morte di Giovanna Greco, la donna di Arnesano deceduta a 72 anni, nel novembre del 2010, nell’ospedale “Vito Fazzi”. Il giudice Silvia Minerva ha assolto i tre medici finiti a processo per omicidio colposo: un neurologo e due medici del pronto soccorso, assistiti rispettivamente dagli avvocati Rocco Vincenti, Francesca Serafini, Marianna Del Coco e Giancarlo Camassa. I famigliari della vittima si erano costituiti parte civile con gli avvocati Luigi Rella e Carlo Madaro. Bisognerà attendere 90 giorni per conoscere le motivazioni della sentenza.

Nel 2013 era stata svolta sul caso anche una perizia affidata al medico legale Roberto Vaglio e al cardiologo Marcello Pettinari, per stabilire eventuali responsabilità del personale medico. La famiglia aveva nominato come consulente di parte il professor Luigi Strada. Nel corso del processo il giudice ha disposto una nuova consulenza affidata a due esperti.

A dare avvio alle indagini, coordinate dal sostituto procuratore Paola Guglielmi, era stata la denuncia delle figlie della donna, che nel tardo pomeriggio del 23 novembre del 2010 aveva accusato un forte mal di testa, vertigini e amnesie. Era stata quindi accompagnata presso il pronto soccorso del “Fazzi”, dove le era stata diagnosticata una possibile neuropatia o ischemia cerebrale. La Tac cui era stata sottoposta la paziente aveva, però, escluso tali patologie. La donna era tornata a casa, ma nella notte le sue condizioni erano notevolmente peggiorate. Il medico di famiglia aveva quindi consigliato alle figlie l’intervento immediato di un’ambulanza del 118.

La mattina successiva la 72enne era stata accompagnata nuovamente presso l’ospedale “Vito Fazzi”. Qui, secondo la denuncia, sarebbe iniziata una lunga attesa. Ore di angoscia in cui nessuna spiegazione sarebbe stata fornita alle donne circa lo stato di salute della paziente. Solo poco dopo le 14, a una sola di loro, sarebbe stato consentito di entrare nel pronto soccorso. Per Giovanna Greco, però, ormai non c’era più nulla da fare.

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