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La denuncia

Morto per fumo passivo respirato in carcere: “Vicenda ancora ignorata dallo Stato”

Il Sappe riaccende le luci sul caso di Salvatore Monda, l’agente di Veglie, riconosciuto vittima di lavoro, dopo che il ministero della Giustizia ha ignorato la richiesta a non presentare appello contro la sentenza di condanna a risarcire i familiari

LECCE – Morto per il fumo passivo, respirato in carcere, e “ignorato” dallo Stato: il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, riaccende le luci sul caso del collega, Salvatore Monda, agente originario di Veglie, deceduto nel 2011 a causa degli effetti del fumo passivo inalato mentre lavorava negli istituti penitenziari e che lo aveva fatto ammalare di tumore.

Il tribunale di Lecce nei mesi scorsi aveva condannato, dopo una battaglia umana e civile condotta per dodici lunghi anni, il ministero della Giustizia al risarcimento di un milione di euro i familiari.

Il Sappe aveva chiesto al Presidente della Repubblica Mattarella di intervenire presso il ministro Carlo Nordio per non proporre appello e garantire il rispetto della memoria e giustizia effettiva al collega scomparso.

“Invece – scrivono in una nota - poiché l’omicidio di un poliziotto penitenziario da parte dello Stato italiano è una verità molto ingombrante, anche perché apre i ricorsi a migliaia di poliziotti che hanno contratto malattie oppure sono morti, hanno fatto appello per perdere tempo” con la corte di appello di Lecce che “dopo aver letto il fascicolo ha rigettato le richieste dell’Avvocatura dello Stato, ha disposto l’esecuzione della sentenza, riservandosi di sentenziare sulla materia”.

“Abbiamo mandato questa storia – precisano - al signor Presidente della Repubblica, al signor Presidente del Consiglio, al signor Ministro della Giustizia, ai signori al vertice del DAP, affinché con 13 anni di ritardo si onorasse il sacrificio del lavoratore fedele servitore, che lo Stato ha mandato a morire (e chissà quanti altri ancora), ma a tutt’oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta, poiché la vita di un poliziotto penitenziario per loro e per i mass media non vale nulla”.

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