Sabato, 19 Giugno 2021
Cronaca

Morto Ruppi, per 21 anni pastore della chiesa leccese

Si è spento, all'età di 79 anni, la guida della diocesi per 21 anni: tanti i momenti felici, tra cui spicca la visita del papa nel 1994. Sul suo episcopato l'ombra della gestione della "Regina Pacis"

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LECCE - È morto l'arcivescovo emerito di Lecce Cosmo Francesco Ruppi: l'alto prelato, nato ad Alberobello il 6 giugno 1932, si è spento quest'oggi all'età di 79 anni, nella casa di riposo di Locorotondo, dedicata a Karol Wojtila e da lui voluta, dove si era ritirato dopo aver ultimato il proprio mandato ecclesiastico nel capoluogo salentino. Se ne va così, in maniera quasi inattesa, una delle figure che più hanno inciso nella storia recente della città e dell'intero Salento.

Ordinato sacerdote il 18 dicembre 1954 dal vescovo di Conversano Gregorio Falconieri, monsignor Ruppi ha esercitato per circa tredici anni il ruolo di insegnante di teologia presso la Pontificia Facoltà dell'Italia Meridionale, presso l'Istituto teologico pugliese di Molfetta. È stato eletto il 13 maggio 1980 vescovo delle diocesi di Termoli e Larino e consacrato il 29 giugno 1980 per mano del cardinale Corrado Ursi e dagli arcivescovi, Guglielmo Motolese ed Antonio D'Erchia, ad Alberobello.

È il 7 dicembre 1988, quando il suo nome si unisce a quello della città e della diocesi di Lecce, venendo eletto arcivescovo metropolita, chiamato a prendere le redini della chiesa locale, al posto di monsignor Michele Mincuzzi: ha rivestito questo incarico fino al 16 aprile 2009, quando, a sua volta, viene sostituito da monsignor Domenico D'Ambrosio, che già era succeduto allo stesso Ruppi nella diocesi di Termoli-Larino, nel 1989, prima di guidare le diocesi di Foggia-Bovino e poi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo.

Ha presieduto la Conferenza episcopale pugliese dall'8 giugno 1999, succedendo ad un nome di rilievo del panorama ecclesiastico regionale come monsignor Mariano Magrassi, ricoprendo l'incarico fino al 29 gennaio 2008, quando il posto di presidente viene affidato all'arcivescovo di Bari-Bitonto, monsignor Francesco Cacucci. Ha conferito da presidente della Conferenza dei vescovi pugliese, l'ordinazione episcopale a monsignor Donato Negro (attualmente arcivescovo di Otranto) e monsignor Marcello Semeraro (vescovo di Albano e presidente dell'assemblea dei soci reggente le sorti del quotidiano della Cei Avvenire).

Ruppi ha svolto anche attività giornalistica per diverse testate compreso l'Osservatore romano, curando sulle reti locali rubriche religiose, dedicate all'interpretazione del Vangelo domenicale. Il suo nome, però, è principalmente legato alla visita nel 1994 del Santo Padre, Giovanni Paolo II, alla chiesa di Lecce.

L'arcivescovo ha dovuto anche fare i conti con alcune vicissitudini giudiziarie legate all'esperienza della "Fondazione Regina Pacis", collegata alla gestione dell'omonimo centro di permanenza temporanea: Ruppi, nella gestione del fenomeno sbarchi, si spese personalmente nella promozione di un Salento come terra d'accoglienza, tuttavia ci furono situazioni su cui la magistratura volle vederci chiaro. E così, nel 2002, Ruppi venne indagato per peculato nell'ambito dell'inchiesta sullo storno di fondi pubblici destinati alla fondazione, venendo poi assolto nel 2005.

In un'inchiesta correlata alla gestione dei fondi in "Regina Pacis", invece, don Cesare Lodeserto, a lungo presidente della fondazione e collaboratore dello stesso arcivescovo, è stato condannato per diversi reati: Ruppi lo ha inviato in missione fidei donum in Moldavia, evitandogli di fatto il carcere. Nel 2006, l'ex arcivescovo leccese è stato indagato per corruzione nell'ambito di un'inchiesta sulla sanità pugliese in cui era coinvolto anche l'ex presidente della Regione Puglia, Raffaele Fitto.


La storia di monsignor Ruppi, dunque, è contrassegnata da molti alti e bassi, come quando il suo nome venne spesso promosso per importanti incarichi nei dicasteri romani o per qualche sede cardinalizia del sud Italia. Nel periodo degli sbarchi dall'Oriente, quando il Salento veniva indicato come terra meritevole del riconoscimento del Nobel per la Pace, a causa della sua propensione all'accoglienza, il suo nome venne speso come quello di una personalità rappresentativa per ricevere tale premio, che, però, prese un'altra direzione.

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