Sentenza Frisullo, il gup: “Tarantini il promotore del sodalizio, lui il referente politico”

Il magistrato ha motivato gli anni di reclusione inflitti, alla vigilia di Natale, all'ex vicepresidente della Regione Puglia, e all'imprenditore Gianpaolo Tarantini. La vicenda giudiziaria partì da presunti illeciti nel settore sanità

Sandro Frisullo ( @TM News/Infophoto)

BARI – Il pagamento di tangenti a Sandro Frisullo, riferito da Gianpaolo Tarantini “non risulta adeguatamente provato”. Ma l’ex vicepresidente della Regione Puglia “avrebbe sostanzialmente subito la spregiudicata regia” dell’imprenditore barese ritenuto il promotore di un sodalizio di cui l'esponente del Pd sarebbe stato invece il referente politico. 

Queste le parole con le quali, nelle 132 pagine di motivazione della sentenza, il gup del Tribunale di Bari, Alessandra Piliego, ha spiegato le condanne inflitte in primo grado, alla vigilia dello scorso Natale, al politico e a Tarantini, rispettivamente di due anni e otto mesi di reclusione il primo, 4 anni e tre mesi il secondo, nell’ambito di uno dei processi su un presunto illecito in materia di sanità.

Secondo la ricostruzione dell'accusa confermata in sede giudiziaria, l’imprenditore si sarebbe aggiudicato alcuni appalti, nel biennio compreso tra il 2007 e il 2009, grazie all'intervento dell’esponente democratico salentino. Quest’ultimo, per i magistrati, avrebbe ottenuto, in cambio dell'intercessione,  somme di denaro, incontri con escort e altri vantaggi tra i quali persino un’autovettura dotata di autista, bonus per acquisti e un servizio di pulizia in casa.

Fu proprio Tarantini a rivelare i dettagli ai militari della guardia di finanza e alla procura della Repubblica di Bari. I pubblici ministeri Ciro Angelillis ed Eugenia Pentassuglia, per l’ex vice presidente della giunta Vendola, avevano invocato una pena molto più severa rispetto a quella inflitta, di sei anni di reclusione. Ma per Frisullo erano cadute alcune delle imputazioni formulate, ovvero quelle di corruzione e millantato credito. L’impianto ha però resistito per quanto concerne le accuse di associazione per delinquere, turbativa d’asta e abuso d’ufficio.

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