Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Frode sportiva per il derby: le motivazioni della condanna di Semeraro e Quarta

La sentenza è del 26 novembre scorso: in quell'occasione fu riconosciuto anche il risarcimento di 400 euro per ciascuno dei tifosi che si erano costituiti parte civile nel procedimento. Il giudice lo ha motivato come "danno da passione sportiva rovinata"

Una foto del giorno dell'udienza finale.

LECCE - Sono state rese note le motivazioni della sentenza con la quale il giudice del Tribunale di Bari, Valeria Spagnoletti, ha condannato per frode sportiva l'ex presidente dell'Us Lecce, Pierandrea Semeraro, l'imprenditore Carlo Quarta e Marcello Di Lorenzo, amico del calciatore Andrea Masiello il quale aveva già patteggiato insieme ad altri due indagati, Gianni Carella e Fabio Giacobbe.

Come noto, l'episodio finito sotto la lente di ingrandimento della magistratura ordinaria dopo che la giustizia sportiva aveva già retrocesso il club giallorosso dalla serie B all'allora Prima divisione è quello relativo alla partita disputata a Bari il 15 maggio del 2011 e valsa la permanenza dei salentini nella massima serie. Per il giudice monocratico i rapporti per tentare di accomodare l'esito della gara furono intrattenuti da Quarta, per conto delle'ex presidente, e da Carella che sarebbe stato l'ambasciatore della proposta presso il giocatore proprio di recente tornato in attività con l'Atalanta dopo la squalifica subita. 

Valeria Spagnoletti mette anche in evidenza il riconoscimento del "danno da passione sportiva" che ha portato alla determinazione di un risarcimento di 400 euro per ciascuno dei circa 200 tifosi, in gran parte leccesi, che si erano costituiti parte civile nel procedimento terminato nell'udienza finale del 26 novembre scorso. 

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