Motore diesel in panne sotto il ponte, altra disavventura per un convoglio Fse

Il racconto di un'altra giornata campale, stavolta per i viaggiatori del treno Lecce-Gallipoli-Gagliano del Capo. Apprezzamento per il personale

La littorina che ha rimorchiato il convoglio (foto di Claudio Preite).

LECCE – Se Cristo si è fermato a Eboli, come scrisse Carlo Levi, forse è perché temeva di incontrare le Ferrovie del Sud Est. Battute a parte, la cronaca ci fornisce anche oggi l’occasione di tornare sul trasporto ferroviario locale dopo l’incidente tra due convogli avvenuto ieri, per fortuna senza gravi conseguenze, alle porte di Galugnano, frazione di San Donato di Lecce.

Quella odierna si può definire una ordinaria storia di disservizi della quale molti nostri lettori sono talvolta testimoni. Così è capitato ai passeggeri del treno delle 10.44 Lecce-Gallipoli-Gagliano. All’orario convenuto al binario 6 non è presente alcun convoglio: dopo una decina di minuti un’automotrice diesel offre a pendolari e turisti l’illusione della partenza, ma in breve i circa 50 passeggeri che hanno preso posto, vengono invitati a scendere perché il mezzo deve manovrare verso il deposito. Altra attesa, peraltro al sole cocente dato che non ci sono pensiline dove trovare riparo, e finalmente la partenza effettiva con un gran ritardo sull’orario stabilito: il convoglio è formato da tre motrici.

Tutto risolto? Nemmeno per sogno: "Già dopo pochissimi chilometri – ci scrive Claudio, un pendolare -  nella stazione di San Cesario, un ulteriore ventina di minuti di attesa in stazione per l’incrocio con un treno proveniente dalla direzione opposta. Ripartiti, e con cabine sempre più roventi e, ovviamente senza uno straccio di climatizzazione, la classica sosta a Zollino per la separazione dei vagoni. Iniziavo a immaginare e pregustare la fine di quel lungo, rovente viaggio, quando dopo pochi chilometri, prima della successiva stazione, Corigliano D’Otranto, il nostro lento diesel si è fermato in piena linea, sotto il cavalcavia che attraversa la SP 367”.

“Utilizzando quel treno giornalmente - prosegue il viaggiatore - quella fermata improvvisa mi è sembrata subito molto strana, ma sotto sotto, ero comunque felice che fosse accaduta all’ombra. L’unica ombra possibile per chilometri e chilometri. Quando però dopo una decina di minuti, il motore si è fermato e le luci spente, tra la sorpresa e un tantino di timore da parte della maggior parte dei viaggiatori, alcuni non giovanissimi, alcuni stranieri, ho intuito che quella fermata non aveva nulla di normale. Infatti dopo pochi minuti, e avendo visto il macchinista trafficare tra le due cabine di guida, il capotreno ci ha avvisato che il motore del treno aveva sùbito un surriscaldamento grave e che non avremmo potuto proseguire”.

“Dopo altri minuti, il personale di condotta è riuscito ad ottenere un traino da parte di una 'littorina' diesel addirittura degli anni 50, la mitica, anzi mitologica AD 80, che ci ha trainato fino alla successiva stazione.A quel punto il nostro treno ‘salvatore’ ha proseguito il suo viaggio in direzione di Lecce, lasciando noi e la nostra diesel defunta in stazione”.

Claudio ha però la lucidità e la forza di raccontare anche l’altra faccia della medaglia, quella presentabile: “In tutta questa assurda situazione di disagio, l’unica nota positiva è stata rappresentata dall’equipaggio presente sul nostro treno. Capotreno e macchinista incredibilmente calmi, professionali e oltremodo gentili, che hanno fatto il possibile e anche l’impossibile per darci informazioni affidabili in una situazione imprevedibile, gestire le mille domande e preoccuparsi che tutti i viaggiatori, turisti stranieri inclusi, avessero informazioni e sicurezza. E lo dico sinceramente e con convinzione. Alcuni di loro sono persone davvero “eroiche”, che hanno davvero a cuore il servizio che svolgono e a cui va tutto il mio rispetto”.

Infine una considerazione, che ha a che fare anche con la dignità del lavoro che questi operatori appassionati cercando di salvaguardare: “Ad una linea che molti erroneamente definiscono secondaria e inutile, ma che invece inutile non sarebbe affatto, poiché raggiunge capillarmente quasi tutto il basso Salento, si trovano, come nel caso odierno, personale appassionato e preparato nel proprio lavoro e probabilmente a loro volta infastiditi di dover lavorare in condizioni precarie e con mezzi obsoleti”.

Da Copertino, come se non bastasse, arriva la segnalazione fotografica (qui sotto) di un passaggio a livello con la sbarra alzata mentre transitano i convogli.

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