Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Motta, l'uomo della lotta alla Scu: "Attentato mafioso? Non è detto"

Il procuratore della Repubblica di Lecce, che conosce molto bene le dinamiche della criminalità organizzata salentina, va molto cauto nelle conclusioni. "Sarebbe un atto in controtendenza, la mafia cerca il consenso sociale"

Cataldo Motta.

 

BRINDISI – Mafia sì, mafia no. Tanti elementi sembrerebbero rimandare alla Scu, eppure, potrebbero essere solo coincidenze. E’ vero, l’istituto brindisino “Morvillo-Falcone” porta fin nel nome un messaggio importante, di legalità, sul quale vi aveva posto anche le basi per un premio: l'Istituto, di recente, si è aggiudicato la prima edizione di un concorso incentrato proprio sulla legalità. I ragazzi avevano allestito un cartellone che mostrava una foto, con una serie di primi piani di occhi ben aperti. Al centro, un'immagine in bianco e nero, dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e la frase: ''Guarda la legalità in faccia''.

E’ vero, poi, che vi sia un sincronismo perfetto con le tappe della carovana antimafia, che il tribunale dista poche centinaia di metri, che fra quattro giorni ricorrerà l'anniversario della morte di Falcone, della moglie e della loro scorta, che tutta la storia è carica di simboli, a volerli necessariamente cercare e leggere, che di recente un blitz della polizia ha condotto ad arresti proprio a Mesagne, la culla della Sacra corona unita, la città di cui, per assurdo, sono originarie proprio la giovane vittima e diverse ragazze rimaste ferite. E’ vero anche, però, che la mafia, se deve svolgere gesti eclatanti, punta molto in alto. E che ultimamente le strategie sono cambiate. E molto. Di sangue, la mafia, ne versa sempre meno. E solo se necessario. Nuovo cambio di rotta?

Il procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta, che della lotta alla Scu ha fatto la sua ragione di vita, assetando colpi mortali alle cosche salentine, negli anni '90 e fino ai primi del 2000, conosce molto bene le dinamiche della criminalità locale e le sue tattiche. E al termine della riunione presso la Prefettura di Brindisi, ha lasciato intendere che le piste potrebbero anche essere altre. Non ha invece rilasciato dichiarazioni il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso.

“Potrebbe non essere una organizzazione mafiosa ad aver compiuto l'attentato dinanzi alla scuola”, ha detto chiaramente Motta, in dichiarazioni raccolte dall’Ansa. “Troppe coincidenze potrebbero essere solo tali. Bisogna comunque chiedersi a chi interessa e chi se ne avvantaggia". E se la pista fosse un'altra, allora? "In genere gli atti terroristici vengono rivendicati, qui rivendicazioni non ce ne sono".

“Le organizzazioni mafiose locali - ha spiegato ancora Motta, tornando sulla Scu -, sono alla ricerca di un consenso sociale. Sarebbe un atto in controtendenza, perché sicuramente aliena qualsiasi simpatia nei confronti di chi lo ha commesso". Motta ha anche aggiunto di non ritenere possibile che il vero obiettivo potesse essere il palazzo di giustizia. Da questo punto di vista, sembra certo che gli attentatori avessero ben chiaro di voler colpire l’istituto. D’altro canto, lo stesso procuratore leccese, ha spiegato che “la pista del terrorismo internazionale è un'ipotesi non accreditabile sulla base di elementi oggettivi. Sino a quando non abbiamo degli elementi che consentano una lettura tranquilla - ha concluso -, io mi asterrei da valutazioni che possano creare ulteriore allarme".

Gli inquirenti, dunque, sono i primi a manifestare perplessità di fronte alle modalità con cui è stato perpetrato l'attentato. Il tipo di ordigno sarebbe una vera e propria novità, qualora fosse attribuibile ad elementi vicini alla Scu, che fino ad oggi hanno sempre usato l'esplosivo (spesso importato dai Balcani), e che, soprattutto, non hanno mai colpito luoghi particolari come le scuole. Queste, per converso, sono obiettivi che sembrano rimandare più verso una matrice di stampo ideologico. Concorrono in quest'analisi, due fattori, come ci racconta un investigatore dei carabinieri, di stanza a Lecce, che intende rimanere anonima: "Ci sarebbero elementi, tra cui la 'sorpresa' ed il fatto che ci troviamo di fronte ad uno Ied (Improvise explosive device, Ndr), per parlare di strategia della tensione". Ma anche in questo caso, è necessario andare con cautela. "Forse -, conclude la fonte - si dovrebbe partire dal basso".

Insomma, un vero e proprio rebus, che parte proprio dal tipo di ordigno. D'altro canto, se si fa anche debolmente strada in alcuni, fra le tante ipotesi, quella che vi potesse essere un target specifico (una persona in particolare da colpire), resterebbe la perplessità generata dal fatto che non è ancora chiaro se la bomba sia stata innescata con un telecomando a distanza, da qualcuno ipoteticamente posto nelle vicinanze e in grado di scorgere chiaramente le studentesse di passaggio. Compreso questo passaggio chiave, molte cose cambierebbero, nella nascente inchiesta.

Ad ogni modo, va considerato che un attentato nei confronti di una singola persona, sarebbe molto più semplice da attuare in altri modi e contesti, che non metterebbero a rischio l'incolumità di estranei. Si ponga il caso che si voglia colpire la persona "X", anche solo per una vendetta trasversale. Perché una bomba davanti alla scuola, con il rischio di mancarla e di provocare, allo stesso tempo, un'inutile strage? Un killer determinato a colpire il suo obiettivo usa altri metodi e va dritto al sodo. A meno che, non si voglia sviare le indagini. Ma si entra, così, in un terreno minato di idee contorte e ricche di contraddizioni.

Per ora si sa che è un ordigno realizzato con alcune bombole di gpl (ma forse non con un timer tarato su un determinato orario, come si pensava in un primo momento) collegate con alcuni fili. Un ordigno che, senza innesco a distanza, chiaramente avrebbe colpito in modo indiscriminato (come in effetti sembra essere accaduto) chiunque si fosse casualmente trovato nelle vicinanze. In tutto ciò, come rimarcato da Motta, si registra ancora l'assenza di una rivendicazione, e questo non fa altro che alimentare incertezza sulla reale matrice e sul movente.

Ma allora, chi potrebbe aver innescato il terrificante ordigno? Nessun investigatore è pronto, in queste ore, a comprovare o smentire alcune tesi, che pure potrebbero scavarsi una breccia, ma vale la pena analizzarle. Una di queste - per nulla campata in aria - vede al centro dell'episodio fanatici che potrebbero aver cercato di mettere in piedi una sorta di atto eversivo, studiato solo per provocare danni, per poi rivendicarne la paternità nelle ore successive, magari sotto qualche fantomatica sigla. Persone alle quali, però, potrebbe essere del tutto sfuggita di mano la situazione, tanto da decidere di non dare più alcun segnale e di nascondersi totalmente nell'ombra, sconfitte e terrorizzate dall'immensità del loro stesso gesto, non avendo magari maturato in precedenza una chiara cognizione della reale potenza di un simile ordigno.

Una seconda ipotesi, decisamente più sbiadita, però, potrebbe essere quella che vede protagonista un folle, senza un movente particolare. Basti pensare che il famoso "Unabomber" italiano, che ha agito impunemente dal 1994 al 2006, in Veneto e in Friuli, colpiva in buona sostanza a caso.    

Una terza pista, più misteriosa, ma pure in qualche modo tracciabile, porta ad un camion che vende frutta e verdura. Secondo alcuni residenti, fino a  pochi giorni or sono (almeno tre), sostava nelle vicinanze del punto dell'esplosione. Sembra, però, che, a suon di multe, alla fine il camion sia andato via. Ma forse, solo le immagini delle telecamere a circuito chiuso del sottopassaggio della stazione ferroviaria, potrebbero dire qualcosa di tutta questa vicenda.

“Ho visto alcune delle persone ferite, ho parlato con i famigliari. Le ragazze lottano, ci sono ferite pesanti e penso che ci sono ferite dell'anima inguaribili. Penso che dobbiamo chiedere tempestività nella definizione dell'identikit del colpevole o dei colpevoli", ha detto, in queste ore, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, giunto a Brindisi a metà mattinata. "Hanno commesso - secondo Vendola - un atto due volte grave, è grave trasgredire al comandamento biblico del non uccidere, con i figli è proprio un atto di sacrilegio bestiale". Anche Vendola va cauto, comunque, sulla pista mafiosa. "Ci sono molti argomenti che avvalorano quest’ipotesi. Ma penso che dobbiamo attendere con pazienza che le autorità preposte ricostruiscano il mosaico".

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