Cronaca

Nata prematuramente era pronta alle dimissioni, ma muore: disposta l’autopsia

Misteriose le cause del decesso avvenuto il 30 settembre nel reparto di terapia intensiva neonatale del “Vito Fazzi” di Lecce. Le dimissioni previste per il giorno prima erano state revocate a causa di alcuni episodi di vomito. Indagati tredici medici

LECCE - Dopo quasi due mesi e mezzo trascorsi nel reparto di terapia intensiva neonatale del “Vito Fazzi” di Lecce era pronta ad uscire tra le braccia di mamma e papà, ma questa guerriera ha perso l’ultima battaglia. Il suo cuore che tanto aveva combattuto in un corpicino venuto al mondo prematuramente, insieme alla sorella, alla 25esima settimana di gestazione, ha cessato di battere a un passo dalla libertà.

Le dimissioni previste per il giorno prima erano state revocate dai medici a causa della manifestazione di vomiti.

Ma non sono chiare le ragioni che hanno portato al decesso, avvenuto il 30 settembre, in merito alle quali i genitori della piccola hanno chiesto delucidazioni alla Procura nella denuncia sporta ai carabinieri.

Qualche risposta potrebbe arrivare già dall’autopsia che si terrà domani alle 12. Proprio questa mattina, si è tenuta l’udienza per il conferimento dell’incarico, durante la quale la pubblico ministero Roberta Licci, il magistrato titolare delle indagini, ha assegnato al medico legale Alberto Tortorella il compito di svolgere l’esame necroscopico.

Nel fascicolo sono stati “iscritti”, come atto dovuto in inchieste del genere, i nomi dei tredici medici che ebbero in cura la bambina, alcuni dei quali durante l’udienza hanno nominato i propri consulenti di parte: Francesca Donno, medico legale, e Gianfranco Maffei, primario dell’Utin a Foggia.

Stando alla denuncia, le dimissioni erano state fissate per il 27 settembre, ma i genitori avevano chiesto il rinvio di un paio di giorni per motivi organizzativi, legati soprattutto al fatto che l’altra figlia fosse ricoverata a Bari.

Così arrivato il giorno tanto atteso, durante la visita, la madre aveva notato che la bambina avesse vomitato subito dopo aver mangiato. In ragione di questo, i medici avevano deciso di trattenere la paziente per sottoporla ad accertamenti dai quali non sarebbe emerso nulla di preoccupante. Ma le condizioni si sarebbero aggravate durante la notte per poi precipitare il mattino seguente.

I medici sono difesi dagli avvocati Massimiliano Petrachi, Mino Miccoli, Sabrina Pascali, Vincenzo Scalinci e Maria Rosaria Romano.

La famiglia è assistita dall’avvocato Michelangelo Petea.

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