Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Naufragio al largo di Torre Vado, dieci turisti si costituiscono parte civile

La barca affondò l'11 agosto del 2010 al largo della marina. Imputati il proprietario e il conduttore del natante. L'udienza preliminare si terrà il prossimo 20 dicembre

TORRE VADO - Un tranquillo pomeriggio d'estate rischiò di trasformarsi in tragedia per quattordici turisti che rischiarono di affogare dopo che l'imbarcazione che li stava trasportando per una gita iniziò a imbarcare acqua e affondò. A distanza di oltre un anno da quella drammatica giornata, era l'11 agosto del 2010, dieci di loro, tutti del napoletano (tra i 23 e 45 anni), più una ragazza bolognese 23enne, si sono costituiti come parte civile nel corso dell'udienza preliminare che, prevista per oggi, è stata rinviata al 20 dicembre prossimo. Due gli imputati per cui il gup Nicola Lariccia dovrà stabilire l'eventuale rinvio a giudizio. Si tratta di Alessandro Conte e Virgilio Gnoni, per i quali l'ipotesi di reato è naufragio colposo. 

Il natante, lungo solo 6 metri e mezzo, sarebbe stato impiegato per oltre il doppio delle sue possibilità, poichè abilitato per il trasporto di sole sei persone. Per l'eccessivo carico e la diminuzione di bordo libero, la barca avrebbe iniziato ben presto ad imbarcare acqua: le onde sarebbero, infatti, riuscite a scavalcare facilmente le murate, facendola ribaltare nel giro di un paio di minuti. Per i turisti a bordo furono momenti drammatici, solo alcuni di loro riuscirono a indossare i giubbotti di salvataggio. Fu una motovedetta della capitaneria di porto insieme ad un'altra imbarcazione condotta dallo stesso Gnoni, a trarre in salvo i turisti e il conduttore della barca.

Secondo le ricostruzioni della capitaneria, il natante partì circa mezz'ora prima dalla spiaggia del Lido Maldive di Pescoluse, con una comitiva di quattordici turisti, per condurli nel porto di Torre Vado, dove ad aspettarli c'era il barcone adibito al trasporto passeggeri "Sant'Antonio", che li avrebbe accompagnati per un'escursione. Dei quattordici, ben nove fecero ricorso alle cure mediche. La barca affondata fu poi recuperata a circa dieci metri di profondità, e posta sotto sequestro, su ordine dell'autorità giudiziaria, per gli accertamenti tecnici del caso. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Vito De Pascalis e Luigi Covella.

 

 

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