Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Nel capannone fra le campagne una serra di marijuana con duecento piante

I carabinieri della compagnia di Maglie hanno arrestato un 41enne di Lecce, già noto alle forze dell'ordine, Paolo Calogiuri. Alle spalle di un centro sportivo, ha una villa. In un magazzino vicino, il maxi-impianto per la coltivazione intensiva

L'interno del capannone.

MELPIGNANO – Paolo Calogiuri, 41enne di Lecce, ricorderà a lungo il suo personale venerdì 17. Mesi di coltivazione intensiva di cannabis, grazie ad una struttura raffinata per ricreare l’ambientazione adeguata (se ne giovavano pure le piante di basilico, ve n’erano alcune alte fino a tre metri, con foglie rigogliose), meticolosi appunti sulla crescita, una dedizione spasmodica e competente all’attività che aveva messo in piedi: tutto finito una sera che, sul calendario, segnava la data sfortunata per definizione.

Arrivando davanti all’ingresso di un’elegante villa in pietra leccese, nelle campagne fra Maglie e Melpignano, che l’uomo ha nella sua disponibilità, poco dopo le 20 di ieri sera, ha trovato ad attenderlo i carabinieri. Opporre resistenza, impossibile. Così, ha dovuto spalancare agli investigatori le porte della villa. E davanti ai loro occhi s’è schiuso un microcosmo inatteso.

In un magazzino a ridosso dell’abitazione, infatti, i carabinieri della compagnia magliese si sono trovati davanti a qualcosa di cui probabilmente sospettavano l’esistenza, ma non l’entità: una maxi coltivazione di marijuana, con 143 piante alte circa un metro e una sessantina di altri arbusti in vasetti. L’essenza profusa nell’aria, dicono oggi i militari coordinati dal maggiore Andrea Azzolini e dal tenente Rolando Giusti, a margine di una conferenza stampa che s’è svolta presso il comando provinciale di via Lupiae, pungente e indescrivibile. "Operazione marija", l'hanno ribattezzata. Nome semplice e diretto.

Secondo le prime ricostruzioni, svolte in una notte d’intenso lavoro, Calogiuri, leccese, andava avanti e indietro dal capoluogo in direzione di quella proprietà edificata in una zona isolata di campagna, sulla quale sono in corso questa mattina accertamenti per verificarne la proprietà esatta. Di certo, sorge in agro di Melpignano, ma in un’area, nel circondario, nota come “zona Maglie ‘90”, per via di alcuni centri sportivi nati a ridosso del mondiale di calcio in Italia.

E’ in questo punto, dunque, e per la precisione in via Torre Mozza di San Giovanni, dove sorgono a macchia di leopardo pochi altri fabbricati, più che altro abitazioni e aziende di agricoltori, che qualcuno ha segnalato più volte, nel tempo, “movimenti sospetti” ai carabinieri. Sospetti perché sarebbero avvenuti a scadenze più o meno regolari, in determinate fasce orarie pomeridiane e seriali, e perché era sempre la stessa auto ad essere avvistata. I carabinieri hanno cercato in diversi frangenti di vederci un po’ più chiaro, ma nelle precedenti occasioni in cui hanno organizzato appostamenti non s’è mai presentato nessuno. E la villa era sorvegliata da videocamere, mente nel giardino si aggiravano le inquietanti sagome di tre rottweiler. Avvicinarsi, una mezza impresa.  

Ieri sera, però, l’attesa li ha ripagati, perché quando Calogiuri ha raggiunto quella residenza, cogliendolo di sorpresa e identificandosi, sono finalmente riusciti a gettare lo sguardo oltre gli ostacoli rappresentati da telecamere e rottweiler (in realtà, mansueti e giocherelloni), facendo la scoperta.

La serra era dotata di un impianto particolarmente complesso, dotato di vari timer e misuratori di temperatura, quindici lampade alogene, un estrattore di aria, tre ventilatori, altrettante stufette. E poi, un impianto di depurazione e filtraggio dell’acqua e vario concime liquido, in bottiglie di plastica. Sotto sequestro è finito anche l’impianto stereo, usato forse persino per la musicoterapia.

CALOGIURI PAOLO-2E poi, telecamere disseminate ovunque: nel capannone, nella villa, puntate verso l’esterno. I militari hanno acquisito i nastri registrati, impianto ed hard-disc, per capire se anche altre persone abbiano varcato quella soglia, in tutto il tempo in cui è cresciuta la piantagione, o se Calogiuri abbia fatto davvero tutto da sé. Durante le perquisizioni, sono stati trovati anche bilancino, 85 grammi di marijuana già confezionata in due distinti involucri, ed altra erba essiccata.

L'aspetto più interessante, però, è rappresentato sono gli appunti. Non solo quelli che indicano le misure della crescita di ogni singola pianta, ma anche quelli con appuntati nomi e numeri di telefono di probabili acquirenti. Che, sospettano i militari, potrebbero essere tanto di Lecce, città di residenza dell’uomo, quanto del magliese. Il pubblico ministero di turno Francesca Miglietta ha concordato con l’arresto, destinando l’uomo, che ha piccoli precedenti alle spalle, ai domiciliari.         

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