“Nel grembo avevo suo figlio. Mi ha picchiata e stuprata”

Condannato in abbreviato a 5 anni e 4 mesi di reclusione un imprenditore leccese per episodi avvenuti quattro anni fa nei riguardi della ragazza con cui aveva una relazione

LECCE - In preda alla gelosia, l’avrebbe picchiata e non l'avrebbe risparmiata dalla violenza neppure il giorno in cui il test di gravidanza confermò il sospetto che fosse in dolce attesa, arrivando persino a stuprarla, una settimana dopo, per strada. Sono questi gli episodi che vedevano sott’accusa un imprenditore 37enne leccese (di cui omettiamo le generalità nel rispetto della privacy della persona offesa) nel processo discusso ieri col rito abbreviato dinanzi al giudice Sergio Tosi.

Il verdetto è di colpevolezza: cinque anni e 4 mesi di reclusione, più interdizione perpetua dai pubblici uffici. Non solo. La sentenza prevede anche che l’imputato, dopo l’esecuzione della pena, rispetti le seguenti misure per un anno: il divieto di avvicinarsi all’abitazione e ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima, con l’obbligo di mantenere una distanza non inferiore ai 200 metri, anche nei riguardi dei familiari; il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati da minori e di svolgere lavori che prevedano un contatto abituale con gli stessi; l’obbligo di tenere informati gli organi di polizia sulla propria residenza e sugli eventuali spostamenti.

Nella denuncia sporta il 20 febbraio del 2017, ci sono particolari inquietanti dell’aggressione subita dalla malcapitata cinque mesi prima da parte dell’uomo con cui aveva una relazione, nel tragitto in macchina da Torre dell’Orso (marina di Melendugno) fino a Lecce, come pure quelli del pestaggio subito il giorno successivo nel parcheggio di un supermercato. Non solo. Stando all’accusa, in seguito all’interruzione di gravidanza, la ragazza e i suoi familiari sarebbero stati bersagliati da messaggi telefonici minacciosi come questo: “Vengo lì e vi ammazzo tutti, vi butto nel fuoco”.

Interrogato dagli agenti il 19 gennaio 2019, l’imprenditore negò fermamente le accuse, spiegando che il giorno in cui avrebbe violentato la ex si trovava a Milano per lavoro. Non solo. Secondo la sua versione, fu denunciato solo per ripicca per il fatto di aver lasciato la ragazza, dopo aver scoperto che gli aveva nascosto di avere una famiglia nel suo paese d’origine (un ex marito e dei figli), e di essere ritornato con la ex. La stessa gravidanza sarebbe stata, a suo dire, una trovata della presunta vittima per riallacciare la relazione.

Ma, alla luce della sentenza, sebbene le motivazioni non siano ancora note, queste dichiarazioni non hanno retto.

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