Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

Nel nome di Gabriele Sandri una rivoluzione possibile

A Lecce per presentare il gruppo donatori dedicato alla memoria del figlio, il padre Giorgio. Accanto a lui le istituzioni e la solidarietà di tante persone. Un sacrificio che può aprire strade nuove

Da sinistra Ivan Sergi, Giorgio Sandri e Maurizio Martucci.

LECCE - Non è facile per Giorgio Sandri andare in giro per l'Italia a parlare del figlio. Quel ragazzo ucciso 4 anni addietro da un colpo di pistola in un autogrill, in Toscana. Si chiamava Gabriele, era un tifoso della Lazio, e le circostanze tragiche della sua morte ne hanno fatto un simbolo. Che la famiglia ha saputo trasformare in un germoglio di speranza, elaborando in maniera razionale un dolore ancora immenso, grazie alla solidarietà ed all'affetto di tanti ragazzi comuni consci che quello che è accaduto a Gabriele sarebbe potuto succedere a chiunque di loro, per il solo fatto di seguire in trasferta la propria squadra del cuore.

Dal 2008 c'è una fondazione - presieduta dal padre e gestita con la collaborazione del giornalista Maurizio Martucci -e negli ultimi mesi sono nati sette gruppi di donatori di sangue, numero destinato a crescere nelle prossime settimane con la presentazione delle associazioni di Trieste e Pesaro. Le attività di promozione sociale costituiscono la mission che la fondazione "Gabriele Sandri" si è assegnata, intraprendendo una strada fino ad ora non battuta di confronto tra istituzioni e spezzoni di movimentismo giovanile troppo spesso banalizzati da trent'anni di sociologismi d'accatto: quella di promuovere la cultura della legalità, della solidarietà, del rispetto reciproco e della non violenza. Se questi valori entrassero a pieno titolo nell'ideario del variegato e contraddittorio mondo ultras, sarebbe una rivoluzione. E la memoria di Gabriele veramente onorata.

Perché non è giusto morire per una scaramuccia in un autogrill come non lo è aggredire un tifoso perché indossa la sciarpa di una squadra diversa dalla propria, cose che continuano ad avvenire con una certa frequenza nonostante l'inasprimento della legislazione antiviolenza. Insomma, il rifiuto della violenza deve essere il terreno d'incontro tra universi che sono sempre stati paralleli e che quando si sono incontrati, nelle piazze come negli stadi, hanno spesso prodotto sangue e lacrime. Come accade in alcuni momenti della storia, si verificano delle esperienza catartiche. Il "sacrificio" di Gabriele Sandri potrebbe essere uno di quei fatti che segnano un discrimine temporale tra quello che c'è stato prima e quello che ci sarà dopo.

Lo hanno compreso tutti i presenti alla presentazione del gruppo di volontari leccesi, organizzato da Ivan Sergi: da Alfredo Mantovano, sottosegretario agli Interni che ha sempre avuto un rapporto diretto con la famiglia Sandri, all'assessore comunale Massimo Alfarano, che di stadi ne ha visti a decine in tutta Italia insieme al consigliere regionale Erio Congedo, anch'egli presente all'incontro oltre a Carlo Salvemini, promotore dell'associazione Lecce2.0dodici, che ha parlato di una "riconciliazione possibile". L'auspicio più grande è che lo abbiano capito anche e soprattutto le decine di ragazzi che hanno riempito la sala conferenze del Polo oncologico del "Vito Fazzi", dove ha fatto gli onori di casa il primario del reparto di Immunologia Ferdinando Valentino. La prima giornata di donazione è prevista venerdì 11 novembre, nel quarto anniversario dei fatti di Badia Al Pino.

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