Nel Salento ci si continua a “bucare”. Centinaia di nuovi eroinomani in un anno

Sono 125 i pazienti nell'ultimo anno di riferimento dei SerD della provincia. Ma il sociologo Angelo Donno spiega: "Esiste però poi il dato sommerso, il numero reale è quattro volte superiore"

Alcune siringhe usate dai tossicodipendenti (Foto di archivio)

LECCE – Una siringa puntata alla vena e poi il “flash”, come viene chiamato in gergo, quel viaggio nel nulla. Nell’oblio. Lo stato di sospensione che disintegra la realtà all’istante e permette di accedere al vuoto. I problemi e i conflitti scompaiono, per una decina di minuti se ne va la depressione. Poi la scossa e il ritorno alla “vita”. E da lì, ricomincia l’astinenza: sbadigli e lacrimazione. Vomito. Febbre, brividi, diarrea. L’incubo dell’eroina non è finito. Nel Salento, così come nel resto d’Italia. Ciò che sembra ridimensionata, semmai, è l’iconografia che per anni ha accompagnato l'uso di quella sostanza:  l’eroinomane non è più percepito come l’individuo “sporco, brutto e cattivo” degli anni Ottanta, quando all’orizzonte era accompagnato anche dello spettro dell’Hiv. Ora il dipendente dell’eroina, o ex, è anche un cittadino dalle sembianze “normali” che, come spiegano gli esperti, si affida alle cure (una volta presa consapevolezza del suo problema), si prende cura di sé, della propria immagine, così come dei figli e del proprio lavoro.

Nel 2015, l’anno più recente di riferimento delle statistiche a disposizione dei SerD salentini, i Servizi della Asl specializzati nella cura delle dipendenze patologiche, sono circa 2mila e 114 gli “utenti” salentini che hanno chiesto assistenza e trattamenti per liberarsi dall’eroina. Un numero che comprende tossicodipendenti cronici, ossia in cura da diversi anni, e nuovi pazienti. Questi ultimi sono 125. Ma si tratta di una cifra che, a detta del sociologo Angelo Donno (in foto) -  dirigente presso il Dipartimento per le Dipendenze della Asl di Lecce- dovrebbe essere moltiplicato per tre, o addirittura quattro volte. Poiché poi esiste il dato “sommerso”. Non tutti, ovviamente, si rivolgono alle strutture sanitarie per essere presi in carico. Prima di arrivarci, sempre in maniera volontaria, fatta eccezione per alcune segnalazioni da parte dell’autorità giudiziaria, il tossicodipendente deve aver maturato la grave condizione della sua dipendenza.  O, quanto meno, essere stato spronato da un famigliare, dal proprio medico.angelo-donno-800x800-2

Degli oltre duemila pazienti che s sono rivolti ai SerD della provincia in un anno, mille e 816 sono di sesso maschile e 231 le donne. “Percentuali più o meno simili per tutti i tipi di sostanze stupefacenti e in linea con la media nazionale e con quella di Lecce città”, spiega Donno. “Nelle donne, assistiamo a un aumento di abuso dell’alcol, questo sì che è un fenomeno nuovo”. Il sociologo spiega che, nell’ambito delle dipendenze patologiche, è in testa di recente la cocaina. Il gioco d’azzardo non è da meno. Ma si tratta di fenomeni sociali che meriteranno un approfondimento successivo. Tra gli assuntori di eroina, si parla quasi sempre di “poliabuso”: chi fa uso di oppiacei, infatti, ha sempre alle spalle anche quello di cannabinoidi e cocaina. La canna, in particolare, sembra accompagnare ,in pratica, anche le altre dipendenze. L’età dei pazienti in cura nel Salento per eroina si colloca nella fascia che va dai 30 ai 39 anni. Ma questo non significa che i più giovani siano fuori pericolo. Tutt’altro.

In età più adulta, infatti, è spesso terminata la fase di innamoramento nei confronti della sostanza. Sono 80, in un anno, i ragazzini tra i 15 e i 19 anni, che sono stati affidati al SerD. Sono inoltre 163 quelli di età compresa fra i 20 e i 24 anni. Un adolescente è spesso ancora nel pieno della scoperta dell’eroina. E fatica a prendere coscienza della sua dipendenza. Tra i salentini l’eroina quindi gira. Eccome. Non tutti si “bucano”: c’è chi la sniffa e chi la fuma. E chi, mantenendo la "tradizione", se la inietta in vena. Chi consuma eroina lo fa con costanza. La cocaina, invece, crea un’assuefazione più lenta e un utilizzo più occasionale: non a caso, esiste il fenomeno cosiddetto del ”cocainomane del week-end”. Finito l’effetto, non si avrà necessariamente bisogno della cocaina. Per l’eroina il discorso si complica.

Ma dove è maggiormente diffusa? Quali sono le zone del Tacco dove sono state registrate delle emergenze? Negli anni Ottanta, alcuni comuni del basso Salento ebbero persino risonanza mediatica nazionale per l'incidenza del fenomeno…

“Il dato di consumo di eroina viaggia di pari passo con la capacità della malavita di organizzarsi sul territorio, spiega il sociologo. “La criminalità da sempre fa leva sulle dipendenze dei soggetti più deboli. E’ vero che in determinati periodi storici si è parlato molto di centri come Taurisano, poi si è passati a Surbo, per poi cambiare ancora. Ma, di norma, l’eroina ha circolato soprattutto nei luoghi con maggiore concentrazione lavorativa. Si pensi a Taviano tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, quando il mercato floricolo era punto di riferimento commerciale in Europa. In quel contesto, fu registrato un incremento dell’utilizzo di eroina, così come nelle aree industrializzate dell’hinterland leccese. Dove vi erano situazioni rigogliose dal punto di vista finanziario, attecchiva la sostanza”.

Elementi che delineano una sorte di identikit dell’eroinomane: precedentemente, in particolar modo, visto anche il costo esorbitante di una dose, a farne uso erano soprattutto lavoratori. “Non soltanto per un fatto culturale, per cui chi studia è più lontano dal pericolo, ma per una questione economica”, conclude Donno: “Un ragazzino che andava, o che va a lavorare, gode di maggiore disponibilità economica”.

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