Nessun abuso nella ricollocazione del fast food, gip dispone l’archiviazione

Nessun reato è stato commesso dai funzionari del Suap del Comune di Porto Cesareo, Paolo Stefanelli e Cosimo Marzano. A stabilirlo il giudice

LECCE – Nessun reato è stato commesso dai funzionari del Suap del Comune di Porto Cesareo, Paolo Stefanelli e Cosimo Marzano, per aver disposto la ricollocazione di un autofurgone fast food, individuato nel piano delle aree pubbliche approvato dal consiglio comunale, da via Bonomi alla piazzetta della “Madonnina” di Torre Lapillo.

E’ quanto stabilito nel provvedimento di archiviazione del gip Simona Panzera, che ha accolto le tesi difensive dei difensori dei funzionari, gli avvocati Antonio Quinto ed Emanuela Greco, evidenziando l’infondatezza di qualsivoglia contestazione.

I due funzionari erano stati indagati dopo la denuncia presentata da un residente di via Pontano, che aveva evidenziato l’illegittima e arbitraria ricollocazione del fast food. Secondo la ricostruzione del denunciante, il nuovo sito individuato dall’ente comunale aveva in realtà creato problemi di sicurezza pubblica, essendo la via una strada cieca che affaccia sul mare, oltre ad arrecare disturbo alla quiete urbana.

Nel corso del procedimento i funzionari hanno contestato le accuse evidenziando che la ricollocazione del posteggio era avvenuta per comprovate motivazioni di viabilità e sicurezza pubblica e non per favorire l’esercente.

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Il pm, a seguito degli accertamenti, non ha rinvenuti profili di responsabilità in capo agli indagati e ha formulato richiesta di archiviazione al quale il denunciante si è opposto. Il gip però ha condiviso le argomentazioni difensive degli avvocati Quinto e Greco, stabilendo che nessuna irregolarità nel procedimento amministrativo volto all’assegnazione stagionale del posteggio è emersa dalla documentazione acquisita. Non solo. “Nel caso di specie – si legge nelle motivazioni del decreto di archiviazione – risulta carente l’ingiustizia dell’evento, posto che alcun vantaggio patrimoniale è stato conseguito dagli indagati, né le loro condotte hanno procurato ingiusto danno al denunciante”.

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